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Liberazione 16/02/08
Contrastiamo l'abitudine a pensare che sui temi essenziali che riguardano la nostra vita, le nostre esperienze che si fanno corpo e anima, noi donne e uomini comuni fatichiamo a prendere una decisione consapevole
Contrastiamo l'abitudine a pensare che sui temi essenziali che riguardano la nostra vita, le nostre esperienze che si fanno corpo e anima, noi donne e uomini comuni fatichiamo a prendere una decisione consapevole. Osserviamo che in una società di esperti hanno autorevolezza lo scienziato, il filosofo, il teologo, il giurista e recentemente il bioeticista, tutti "rigorosamente" di sesso maschile, mentre noi donne non abbiamo parola pubblica. Ma oggettività scientifica e soggettività non sono mondi separati e le tecnologie che riguardano la vita e la morte sono oggi tali da modificare la percezione, il senso e quindi la lettura che noi diamo di esse. Dal concepimento al morire, le opportunità (e i rischi!) offerti dalle biotecnologie mediche ci obbligano singolarmente e collettivamente a operare scelte e mettere in atto decisioni spesso difficili. Ad esse la scienza contribuisce in termini di conoscenza e ampliamento delle possibilità. Ma l'ultima parola spetta alla donna all'uomo che di quelle scelte vivranno le conseguenze. Noi contrastiamo la violenza di un'etica dei principi indiscutibili e astratti con l'etica della responsabilità e denunciamo che il vuoto lasciato dall'assenza di una cultura laica delle istituzioni è riempito dalla Chiesa e dai codici deontologici delle associazioni e/o corporazioni degli esperti, scientifici e non, che dettano la propria legge.
Laura Eduati
«Ratzinger vuole islamizzare la religione cattolica per ridarle la forza teocratica dei secoli passati
Laura Eduati
«Ratzinger vuole islamizzare la religione cattolica per ridarle la forza teocratica dei secoli passati. Ma nessuna legge risolve i problemi morali». Tra i massimi intellettuali spagnoli contemporanei, basco di nascita e fondatore del movimento civico Basta ya! al fianco delle vittime dell'Eta, il filosofo Fernando Savater ama gettarsi nel dibattito politico col sorriso bonario di chi la sa lunga. Senza risparmiare giudizi tranchant : «Chi appoggia la violenza armata è assimilabile ai nazisti». La nuova frontiera politica del professore di Etica alla Complutense di Madrid si chiama "Uniòn Progreso y Democracia", partito fondato dalla ex socialista Rosa Dìez con il supporto di intellettuali come il peruviano Mario Vargas Llosa e Antonio Elorza. Savater non si candida, ma fa il tifo per una formazione «che prende il meglio dai socialisti e dai popolari» e cioè la salvaguardia dell'unità del Paese, la laicità dello Stato («bisogna abolire i finanziamenti alla Chiesa») e l'aumento delle spese militari. Il partito dei professori correrà contro Zapatero e Rajoy alle elezioni del 9 marzo, un mese in anticipo rispetto alla data italiana: «Noi spagnoli siamo diventati più laici degli italiani. Berlusconi potrebbe vincere? E' sorprendente, in Italia non ho mai trovato qualcuno che voti per lui».
Negli ultimi anni, e non soltanto in Spagna, le questioni etiche occupano un luogo preponderante nella politica. La Chiesa cattolica ha deciso di scendere direttamente in campo contro aborto, eutanasia, matrimoni gay. I vescovi spagnoli hanno persino chiesto agli elettori di non votare i socialisti. Cosa ne pensa?
Il dibattito riguarda le misure legali per permettere la libertà di coscienza etica. Nessuna legge risolve i problemi morali. La legge sulle nozze gay, per esempio, permette ad alcune persone di trovare una via legale alle proprie esigenze, poi ciascuno faccia come vuole. Questo però non impedisce che l'aborto, non più penalmente perseguibile, continui a porre una questione morale che deve essere risolta all'interno della coscienza di ciascuno attraverso l'esercizio della libertà di scelta. Il vero dibattito riguarda invece il modo nel quale, in una società dove esistono morali differenti, possano esserci leggi comuni perché ciascuno possa esercitare la propria libertà senza imposizioni di nessun tipo.
Come si spiega che, dopo anni, i cattolici si siano risvegliati e pretendano di modificare leggi come quella sull'aborto?
Una cosa è l'etica e una cosa è la religione. I vescovi, il Papa e i cattolici parlano da un punto di vista religioso. L'etica invece non è religiosa. Certamente i cattolici hanno un'etica, ma questa proviene dal dogma religioso. Per quello che posso capire, a partire da Karol Wojtyla si è messa in moto una chiara involuzione. La Chiesa sta retrocedendo rispetto all'esperienza del Concilio Vaticano II dove per la prima volta nella storia ecclesiastica venne riconosciuta la libertà di coscienza. Ora tornano indietro, c'è una specie di contagio con il mondo islamico, i cattolici invidiano la fede e e la forza teocratica dei musulmani. Penso che Ratzinger voglia islamizzare la religione cattolica ridandole la forza teocratica dei secoli passati.
segue a pagina 2
Laura Eduati
Nel 2004 Zapatero promise di far diventare la Spagna più progressista, più moderna e più laica
Laura Eduati
Nel 2004 Zapatero promise di far diventare la Spagna più progressista, più moderna e più laica. Ci è riuscito?
(ride). Per alcuni aspetti sì, per altri meno. Il governo ha fatto buonissime cose come ad esempio la legge sulla dipendenza (finanziamenti per la cura dei disabili e degli anziani, ndr) e la legge per l'uguaglianza di genere. Poi però ha assunto un atteggiamento reazionario nei confronti dei nazionalismi e delle questioni territoriali. Credo che oggi i nazionalisti, anche se si dicono di sinistra, sono i più reazionari di Spagna e disgraziatamente, per ragioni elettorali, i socialisti li hanno appoggiati. Questo non ha niente di moderno né di progressista. Quindi credo che nel progetto di Zapatero vi siano state luci e ombre. E per noi baschi, ha riservato sicuramente più ombre.
Il nazionalismo è una malattia?
No di certo! E' una posizione politica come tante altre, affine ad integralismi come la xenofobia e altre misure discriminatorie, contro la cittadinanza e la modernità. Si tratta di un tentativo di ritornare alle proprie radici invece di avanzare verso i diritti e il futuro. In Spagna il nazionalismo è sempre stato l'ostacolo maggiore per la costruzione di uno Stato moderno, fin dal secolo XIX con le guerre carliste.
La difesa delle radici non può in qualche modo costituire una ricchezza nel mondo globalizzato?
Gli esseri umani hanno gambe, non radici. Le radici sono proprie delle piante e delle verdure che non si possono muovere. Noi siamo stati fatti con delle gambe per camminare in giro per il mondo. Le tradizioni sono spesso inventate mentre i rituali antichi sono crudeli, atroci e discriminano le donne.
La diversità umana esiste, ci piacciono vestiti e cibi diversi, ma convertire questo in un progetto politico e passare dalla cittadinanza all'etnia, ecco, questa mi pare una deriva reazionaria.
Dunque come si può risolvere il conflitto basco? Semplicemente incarcerando gli indipendentisti?
Il conflitto basco si risolve lottando politicamente contro il nazionalismo. All'interno del conflitto ci sono due elementi: il terrorismo e l'indipendentismo. Per il primo basta la polizia, per il secondo una buona politica anti-nazionalista.
Non è autoritario mettere fuori legge un partito come Batasuna semplicemente perché non condanna gli attentati?
Appoggiare la violenza non è un reato di opinione. Il nazismo, la xenofobia, la giustificazione della violenza armata non sono opinioni e dunque non entrano nella libertà di espressione. Qualcuno ha detto che il parlamento è una sorta di guerra civile sospesa che si conduce attraverso dibattiti spesso accesi, discussioni e votazioni. Ma se si decide, come fanno gli indipendentisti baschi, di stare in questa guerra civile virtuale e poi anche per le strade appoggiando la violenza armata, questo va contro la dialettica politica. Se lasciassimo loro la libertà di espressione allora dovremmo smettere di perseguire l'ideologia nazista e razzista.
Il dialogo con l'Eta è stato dunque un errore da parte di Zapatero?
Non del tutto, ha sbagliato quando ha intavolato una negoziazione politica. Mi sembra normale e giusto che il governo discuta con l'Eta sulla fine della violenza e dunque del destino dei detenuti politici e delle armi, cioè della fine della lotta armata. Ecco perché all'inizio appoggiammo Zapatero, credevamo che sarebbe stata la volta buona. Ma poi ha commesso un errore, ha convertito una banda armata in interlocutore politico con diritto a reclamare questioni di tipo statutario e costituzionale.
Lei è uno dei fondatori del movimento Basta ya! dal quale è nato un nuovo partito guidato dalla ex socialista Rosa Dìez, in corsa per le elezioni del nove marzo. Serviva un nuovo partito?
Nella piattaforma civica Basta ya! militano persone che non sono d'accordo né con il negoziato dell'Eta voluto dai socialisti, né con le proposte poco laiche dei popolari. L'ora di educazione civica introdotta da Zapatero è un'ottima cosa ma per i popolari è la peste. Dunque ci sentivamo orfani politicamente e ci eravamo ridotti a votare in bianco. Ecco perché abbiamo voluto un partito che difenda l'unità dello Stato ma che allo stesso tempo sia laico. Abbiamo preso il meglio dei partiti già esistenti. Ci dichiariamo progressisti, e pensiamo che il progressismo non sia patrimonio esclusivo della destra o della sinistra. Così come ci sono elementi reazionari a sinistra, come l'appoggio al regime cubano, ed elementi reazionari nella destra.
Spagna e Italia affrontano insieme le elezioni generali, e qui è probabile che vinca un'altra volta Berlusconi...
...sorprendente! Vengo spesso in Italia e non ho mai incontrato una persona che mi dica: ho votato Berlusconi. Non riesco a capacitarmi.
Negli ultimi anni la Spagna ha preso una rincorsa e cresce molto dal punto di vista economico. Ma credo che gli spagnoli siano molto più avanzati rispetto alla laicità. Anche da noi i vescovi si intromettono nel dibattito politico ma riescono ad ottenere molto meno.
Forse dipende dalla capacità dei politici di porre un freno alle richieste della Chiesa?
Se è vero che Zapatero e Rajoy si sono impegnati a non cambiare le leggi più controverse soltanto perché disturbano i vescovi, è altrettanto vero che nessuno dei due toccherà mai il Concordato con il Vaticano che risale all'epoca franchista. Per esempio la Chiesa cattolica ha la tutela spirituale dell'esercito ed esiste un corpo castrense di preti militari.
Bisognerebbe abolire il finanziamento alla Chiesa cattolica?
Naturalmente. E' assurdo che continuiamo a lamentarci dei preti quando non facciamo nulla per cambiare il rapporto che ci lega col Vaticano. Gli spagnoli non dovrebbero finanziare la Chiesa, così come la religione non dovrebbe entrare nelle scuole.
16/02/2008
Oggettività scientifica e soggettività non sono mondi separati ma l'ultima parola
spetta alla donna e all'uomo che di quelle scelte vivranno le conseguenze
L'ultima parola è la nostra!
Le questioni eticamente sensibili diventano così strumenti che mirano a fare dei corpi di uomini e donne le nuove " res publicae ", su cui e attraverso cui arrivare alle "nuove sintesi" politiche che spesso avvelenano la civile convivenza e il quadro democratico
Questo sta accadendo: ieri sulla legge 40, oggi sulla 194, la moratoria, la lista di Ferrara e l'incursione all'ospedale di Napoli!
Riproponiamo l'autonomia e la libertà di una donna di scegliere per se stessa anche quando è "uno e due contemporaneamente", cioè quando è gravida, affermando che è portatrice di una responsabilità che ne fa un soggetto morale capace di compiere la scelta di essere o non essere madre e di interrogarsi sul senso e la qualità di quella vita che ha deciso di mettere al mondo.
La Chiesa Cattolica ha riconosciuto un'anima alle donne nel 1431! Quanti secoli ancora per essere riconosciute soggetti morali?
Denunciamo la voluta confusione che ha animato il recente dibattito sull'obbligo di rianimazione dei feti vitali anche in presenza di una decisione contraria della madre. Si sono confuse questioni diverse: aborto terapeutico e nascita prematura.
Aborto terapeutico e nascita prematura stanno su piani diversi, hanno ricadute ed effetti differenti, le cui responsabilità non sono del tutto chiare dal punto di vista della legge.
Nel primo caso il riferimento è la legge 194 dove in nome del diritto alla salute della madre, ed in presenza di una grave malformazione del feto, la legge consente alla donna di porre fine a quella vita.
Nel secondo caso siamo in presenza di un trattamento terapeutico su un "minore" già nato che non è in grado di esercitare quel "consenso informato" di cui il medico ha bisogno per agire sul corpo del paziente e che è l'espressione della autonomia di scelta di ogni cittadino/a sancita dalla Costituzione.
Tale questione non riguarda la 194 ma il diritto di limitare i trattamenti di rianimazione e di sostegno vitale
Un feto di 4-5 mesi, può esercitare questo diritto? La risposta è evidente: no! Allora chi lo fa per esso? Chi è il soggetto morale che lo può fare? Una legge astratta dello Stato in nome di un'etica dei principi, un codice deontologico medico che si fa legge o la donna che l'ha nel suo corpo (quel feto è parte di essa) e la cui etica della responsabilità le consente di coniugare i fatti, che inaspettatamente le vengono presentati, con i valori che fino a quel momento l'hanno conformata?
Noi rispondiamo che quella donna che ha dolorosamente scelto di interrompere a cinque-sei mesi dall'inizio, una gravidanza desiderata è l'unica autorizzata a parlare e a prendere la decisione.
proponenti
Elena Del Grosso, Maddalena Gasparini, Eleonora Cirant, Lea Melandri
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dal corriere
Aborto, la fuga delle donne
Interruzione di gravidanza, strutture in crisi «Attese e umiliazioni». E tante vanno all’estero
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NOTIZIE CORRELATE
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I numeri della legge:la scheda
«Le prenotazioni per la legge 194 sono esaurite. Riprenderanno il 19 febbraio dalle 11 alle 12». Così la segreteria telefonica dell’ospedale Macedonio Melloni, tra i più importanti di Milano. Inutile meravigliarsi. Prendere un appuntamento per interrompere la gravidanza è solo l’inizio dell’odissea che le donne devono affrontare per abortire oggi in Italia. Un percorso a ostacoli tra ambulatori aperti solo un’ora alla settimana, accettazioni a numero chiuso, colloqui, visite ginecologiche ed ecografie che costringono ad andare in ospedale anche quattro volte, liste d’attesa che superano i 15 giorni almeno in un caso su due, l’insistenza dei volontari del Movimento per la vita in corsia, umiliazioni emblematiche come il cartello con la scritta «Interruzioni di gravidanza» appeso ai lettini delle donne in procinto di abortire al Niguarda, eliminato solo dopo l’intervento dei sindacati dell’ospedale milanese. L’irruzione della polizia al Federico II di Napoli dopo un aborto terapeutico è la punta dell’iceberg di un fenomeno che spinge sempre più donne a rivolgersi a cliniche estere. In fuga dall’Italia per abortire.
I viaggi dell’aborto
«Are there a lot of italian women coming here? », «Yes. Lately even more». Alla domanda se ci sono numerose italiane che prendono un appuntamento, la centralinista della Leigham Clinic non ha dubbi: «Si. Ultimamente sempre di più». La clinica a sud di Londra è diventata uno dei punti di riferimento delle donne che con 780 sterline possono interrompere la gravidanza nel giro di una settimana. Un numero che non ha eguali in Europa. Lo dimostrano le statistiche del ministero della Salute inglese. Con l’arrivo in Gran Bretagna di una donna ogni due giorni, l’Italia è in cima alla classifica dei viaggi per abortire, seconda solo all’Irlanda (dove le Ivg sono illegali ameno che non siano in pericolo la vita e la salute della donna). Avverte Vicky Claeys, direttore per l’Europa dell’International Planned Parenthood Federation, il network mondiale per la tutela della maternità e della salute sessuale con sede a Bruxelles: «Il clima che si respira in Italia è preoccupante. La legge c’è. Il problema è la sua esecuzione: abortire sta diventando quasi impossibile ». Due le conseguenze dietro l’angolo, almeno secondo Bruxelles: «Chi ha i soldi va all’estero, le altre rischiano di tornare agli aborti clandestini». Tra i medici contattati spesso dall’Italia, ginecologi famosi come il londinese Kypros Nicolaides e il parigino Yves Ville. Le donne prendono il volo verso Londra e Parigi soprattutto per le interruzioni terapeutiche di gravidanza (quelle dopo i tre mesi, qui vietate di fatto dalla 24ma settimana). Ma sono in crescita anche quelle che si dirigono in auto in Svizzera per prendere la pillola Ru486 non ammessa in Italia e ottenibile in Canton Ticino con 400 euro. «Ne arriva almeno una a settimana solo da noi—ammette il ginecologo ostetrico Jürg Stamm, balzato spesso all’onore delle cronache per la sua attività al centro di fertilità che guida all’ospedale «La Carità » di Locarno —. Io di solito aiuto le donne che vogliono un figlio e non riescono ad averlo. Ma l’Ivg non è un reato: perché, dunque, negare alle pazienti la possibilità di abortire senza entrare in sala operatoria? ».
Anti-abortisti in corsia
Tra i motivi che spingono ad andarsene, anche le difficoltà con cui spesso deve fare i conti chi si rivolge agli ospedali. Al San Paolo di Milano gli appuntamenti per le Ivg vengono presi un’ora alla settimana il venerdì, dalle 13.30 alle 14.30. Al Buzzi di via Castelvetro gli sportelli sono aperti il mercoledì e il venerdì alle 7.30, ma la segreteria telefonica avvisa già: «Vengono accettate le prime 16 donne». Altra città, nuove situazioni. Agli ospedali Riuniti di Bergamo la sede del Movimento della vita è all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia guidato dal 2000 da Luigi Frigerio (vicino a Comunione e Liberazione). Al San Matteo di Pavia se n’è appena andato via anche l’ultimo non obiettore: gli aborti li fanno due giovani con borsa di studio. A Desenzano c’è un solo medico che esegue le Ivg (quando è malato o in vacanza ne deve arrivare uno da fuori). Stesse scene anche fuori dalla Lombardia. Al Ca’ Foncello di Treviso c’è un solo ginecologo su 15. E, proprio in Veneto, è atteso a settimane l’arrivo in consiglio regionale del progetto di legge di iniziativa popolare che prevede, tra l’altro, la presenza di volontari antiabortisti negli ospedali. Il consigliere di Alleanza Nazionale, Raffaele Zanon, ha chiesto di mettere in discussione la proposta subito dopo l’approvazione del Bilancio 2008. Ancora. «In Basilicata la percentuale di camici bianchi che non praticano aborti è vicina al 93%, anche se i dati del ministero della Salute, fermi al 2005, li danno al 42%—denuncia il radicale Valerio Federico —. All’ospedale San Carlo di Potenza raggiungono la quota del 95%».
Le liste d’attesa
In Italia, insomma, in media sei ginecologi su dieci sono obiettori, con punte del 70% al Centro. «Così hanno più chance di fare carriera e diventare primari, ma i tempi di attesa per le pazienti si allungano», fanno notare al Ced, uno dei principali consultori laici di Milano. Per almeno una donna su due trascorrono più di due settimane tra il certificato del medico e la data dell’intervento. Il 25% deve aspettare fino a 15 giorni. E adesso con la fuga all’estero per le Ivg si rischia un déjà vu di quanto già successo con la fecondazione assistita (a quattro anni dall’approvazione della legge 40, «I viaggi per la provetta» sono al centro proprio oggi di un convegno organizzato da SOS Infertilità allo Spazio Guicciadini di Milano). Non finisce qui. C’è chi teme che mentre negli ospedali pubblici si moltiplicano le difficoltà per abortire, nelle cliniche private prendano piede le interruzioni di gravidanza clandestine. Mascherate da aborti spontanei. Da codice penale.
Benedetta Argentieri, Simona Ravizza
16 febbraio 2008
AVVISO
Ciao a tutt*, è stata ripristinata la mail vecchia:
pachamama.ferrara@hotmail.it
ci auguriamo che non venga bloccata mai più
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16 feb 2008
Rassegna 16 febbraio 2008
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Etichette: rassegna stampa
15 feb 2008
Rassegna 15 febbraio
Urla in diretta del leader radicale quando si è ritrovato solo negli studi della Rai
La replica: "Una scenataccia, ma non parlo di queste cose in televisione"
Aborto, salta il confronto in tv
show di Pannella contro Ferrara
L'Avvenire attacca i giornali per il caso di Napoli: "Dichiarazioni al limite dell'isteria"
Il Garante della Privacy avvia accertamenti per valutare il rispetto dei diritti della persona
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Il conduttore cerca di calmare Pannella
La replica del direttore del Foglio non si è fatta attendere, precisando che non sottoporrà "alla futilità delle opinioni a confronto in tv il tema dell'aborto, né con Pannella né con altri". Poi, rivolto al leader radicale, Ferrara ha chiarito: "Caro Pannella, questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto". "Hai dato scandalo - ha aggiunto - perché pensavi che io rifutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così". "In qualunque momento - ha concluso - sono disposto a discutere con te in un teatro di aborto. A Milano, per esempio. La settimana prossima, se lo vuoi. Il teatro lo pago io con i miei soldi".
Sul caso di Silvana, la donna al centro dell'intervento della polizia nel Policlinico di Napoli dopo un intervento di interruzione di gravidanza, il Garante della Privacy ha annunciato di aver avviato accertamenti. In un comunicato il Garante ha spiegato di aver chiesto alla questura di Napoli, alla procura e all'azienda ospedaliera "circostanziate notizie e informazioni", allo scopo di "valutare gli eventuali profili di propria competenza riguardo al rispetto dei diritti della persona interessata". Sulla vicenda è tornato oggi anche l'Avvenire, il giornale dei vescovi, parlando di una "campagna mediatica con punte di violenza verbale da lasciare senza fiato" e di "dichiarazioni al limite dell'isteria".
(15 febbraio 2008)
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L'obiezione di coscienza soprattutto al sud. E per abortire c'è chi è costretto a emigrare
La legge 194 non è riuscita a garantire il diritto all'aborto in modo uguale a tutte le italiane
Un percorso a ostacoli
tra obiettori e malasanità
di PAOLA COPPOLA
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La legge 194, in trent'anni di vita, non è mai riuscita a garantire il diritto all'aborto in modo uguale a tutte le italiane, se ancora oggi viene applicata alla lettera in regioni come la Toscana, ma non in Basilicata, dove le donne sono costrette a emigrare per interrompere una gravidanza. L'obiezione di coscienza è diffusa soprattutto al sud, ma in Italia l'80% dei ginecologi, il 46% degli anestesisti e il 39% del personale non medico non praticano aborti. E a Roma l'Ivg si fa solo in pochi centri come il San Filippo Neri e il San Camillo.
Da quando poi il tema è entrato nell'agenda politica o è stato ridotto allo scontro tra chi difende il diritto alla vita e chi no molti avvertono che la situazione potrebbe peggiorare. L'avvocato Alessandro Gerardi, dell'associazione Luca Coscioni, ha raccolto le denunce di due donne che si sono viste rifiutare la pillola del giorno dopo in nome dell'obiezione di coscienza, con una "libera interpretazione" della 194.
Mentre Mirella Parachini, ginecologa al San Filippo Neri e vicepresidente della Fiapac (Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione), denuncia il rischio di una criminalizzazione della legge: "Fino all'irruzione della polizia al policlinico di Napoli, pensavo che il dibattito fosse ideologico e strumentale e toccasse poco la realtà quotidiana. Ma quello che è successo è la spia di qualcosa che potrebbe ripetersi".
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dal corriere
Il giornalista: «La tv è antiveritativa, ma sono disposto ad un tdibattito in teatro»
Aborto, salta il confronto Ferrara-Pannella
Il direttore del Foglio non voleva un faccia a faccia televisivo. Il leader radicale: sconfiggere lui e Ratzinger
| Marco Pannella durante la sua dura presa di posizione a Unomattina (Ansa) |
ROMA - L'atteso faccia a faccia televisivo tra il leader radicale Marco Pannella e il direttore del Foglio e animatore della lista pro-life Giuliano Ferrara non c'è stato. Ma è andato in scena comunque, anche se non nella tradizionale versione del confronto davanti alla telecamera. Il rifiuto di Ferrara di discutere di aborto con un botta e risposta televisivo («un mezzo antiveritativo») ha scatenato l'ira di Pannella, che ha dato vita ad uno show di protesta in diretta, davanti agli impotenti conduttori di Unomattina (■ Guarda il video). Ma delle loro rispettive posizioni - rilanciate via via dalle agenzie di stampa - si è poi parlato ampiamente durante l'intera giornata, visto che la notizia è stata ripresa più volte da tutti i media online e radiotelevisivi.
«SCONFIGGERE RATZINGER» - L'affondo di Marco Pannella arriva nel tardo pomeriggio, a mezzo microfoni dell'agenzia radiofonica Grt: «Capisco l'imbarazzo di Ferrara, perchè lui in tutta la sua vita di questa roba non si è mai occupato e adesso ne fa una questione di teatrino della politica. Noi abbiamo già sconfitto l'immondo aborto di massa clandestino, clericale. Ferrara resta un comunista, crede che tutto sia possibile con la menzogna». E ancora: «L'aborto è stato centrale finchè i radicali non sono stati in grado di realizzare una legge che lo ha sconfitto. Ora bisogna sconfiggere Ferrara e Ratzinger assieme. Loro impediscono che ci sia l'alternativa all'aborto, cioè il concepimento libero, responsabile, morale della vita. Vogliono che la gente procrei come bestie».
IL GRAN RIFIUTO DI FERRARA - Giuliano Ferrara ha giustificato così la sua posizione: non «sottoporrò alla futilità delle opinioni a confronto» in tv il tema dell'aborto, nè con Pannella nè con altri. «Caro Pannella - dice il direttore de Il Foglio in una nota - questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perchè non ho accettato di discutere con te di aborto. Duilio Giammaria e la sua collega Elisa Ansaldi erano sconcertati dalla tua violenza verbale. Io invece la capivo. Hai dato scandalo perchè pensavi che io rifiutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così, e te lo spiego. Io non discuterò della vita umana, come se fosse un'opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa. Un bel mezzo per comunicare, rispettabile e fatto da persone rispettabili, tra cui io stesso fino a ieri. Ma sul ponte di Messina o sull'Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l'amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità».
«Senza fanatismo - dice ancora Ferrara -, io penso di averla trovata, la verità sulla vita umana, e credo che sia giusto non esporla alla futilità delle opinioni a confronto. Se le norme non mi consentiranno di esporre, in par condicio con altri candidati, le mie idee sulla strage eugenetica in corso nel mondo, pazienza. Entrerò in clandestinità mediatica. I cittadini hanno il diritto di essere informati sulle idee di chi si candida alle elezioni, ma anche i cittadini hanno un'anima razionale. E le anime razionali possono comunicare tra di loro, liberalmente, anche fuori dalla televisione, se necessario. In qualunque momento sono disposto a discutere con te in un teatro di aborto. A Milano, per esempio. La settimana prossima, se lo vuoi. Il teatro - conclude - lo pago io con i miei soldi. Un abbraccio severamente dissenziente dal tuo vecchio amico talebano. Riguardati e stammi bene». Giuliano Ferrara, direttore del Foglio e animatore della lista per la moratoria sull'aborto (Ansa)
LA LISTA VA BENE - Successivamente Ferrara ha spiegato che: «La lista "Per la moratoria - Aborto? No, grazie - Con Giuliano Ferrara" va a gonfie vele. Il simbolo sarà sui muri di Roma a partire da domani. La lista per Roma ed il Lazio sarà chiusa entro martedì mattina. Mercoledì i primi banchetti per la raccolta delle firme. C'è una forte mobilitazione di energie in altre regioni italiane. Vedremo di farcela. Ringrazio gli inviti per apparentamenti vari, ma confermo: il luogo naturale della lista per la vita è nel centrodestra o da soli».
«LA 194 NON SI TOCCA» - Intanto sulla questione aborto è intervenuto anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Secondo cui la legge 194 «non va modificata, perchè rappresenta il massimo punto di equilibrio e compromesso possibile», tuttavia «va applicata in tutte le sue parti». L'esponente centrista assume dunque una posizione di cautela. Tuttavia, ha detto Casini, «contesto l'idea di Berlusconi e di Veltroni di lasciare fuori dalla campagna elettorale i temi eticamente sensibili, ma posso capire che poiché all'interno dei loro partiti ci sono posizioni sono molto diverse non faccia comodo parlarne. Io credo però che dei temi eticamente sensibili bisogna parlare». Lo stesso Giuliano Ferrara, che pure è in prima linea contro l'aborto, ritiene che l'attuale normativa non vada cancellata: «La 194 non va toccata - dice -. Il problema è che le donne ieri hanno detto che l'aborto è un diritto. L'aborto va combattuto, non obbligando le donne a partorire e non punendo legalmente una donna perchè ha abortito, ma dal momento che c'è una scelta da fare bisogna scegliere per la vita».
«SIAMO TUTTE ASSASSINE» - Intanto la sinistra tiene alta l'attenzione sulla vicenda. In particolare Rifondazione, che oggi dedica alla legge 194 la prima pagina del suo quotidiano Liberazione, dove campeggia il titolo a caratteri cubitali «Siamo tutte assassine» (■ Guarda). Non solo: al posto della «A» nella testata c’è lo specchio di Venere, simbolo delle donne. Il giornale riserva grande spazio alla questione dell’aborto e alle manifestazioni che si sono tenute ieri in tutta Italia contro il blitz al Policlinico di Napoli. Diametralmente opposta la prima pagina del Foglio che sulla vicenda del capoluogo campano titola, sempre in prima pagina, «Napoli, ucciso bimbo perché malato» (■ Guarda).
NUOVO PRESIDIO A NAPOLI - Nel frattempo, dopo le manifestazioni promosse nella giornata di giovedì, un nuovo presidio in difesa della legge 194 e della privacy delle donne è stato organizzato venerdì mattina davanti all'ingresso del policlinico universitario di Napoli, struttura al centro della vicenda delle indagini di polizia e procura su un aborto. «Diamo forza alla protesta per evitare che si torni al clima del '78 quando l'obiezione di coscienza veniva usata per coprire interessi di lobby private e di presunte posizioni politiche giocate sulla pelle delle donne», si legge nel volantino distribuito ai passanti.
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corriere
L'intervista Emma Bonino: colpa anche dei genitori che non parlano con i figli
«Le ragazze assenti dalle piazze Per loro scontate le nostre conquiste»
ROMA — «Ma certo che le ragazze in piazza non vengono. Loro danno per scontata la sessualità, la pillola, la scelta sulla propria maternità. Non sanno che ora sono a rischio ».
Emma Bonino, leader radicale, ministro del Commercio Internazionale del governo Prodi, da ragazza era già in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne. Nel '75, dopo aver fondato il C.I.S.A. (Centro per l'informazione sulla sterilizzazione e l'aborto) si autodenunciò per procurato aborto.
Ma non si stupisce che ieri a difendere la legge 194 in piazza ci fossero più adulte che giovani.
Perché?
«Le donne che hanno più o meno la mia età hanno una grande reattività su questi temi, magari perché ricordano gli aborti clandestini, o hanno potuto usare la 194. Ma certo è che la generazione più giovane non sa cosa sta accadendo. Lo vedo con mia nipote Marta».
Cosa le dice?
«Mi ascolta sgomenta. Lei è di una generazione che ha conosciuto la libera scelta su quando e come essere madre, quando e con chi vivere. Non ha segnali della messa in discussione di questa libertà».
E lei gliene parla?
«Sì, ma mi guarda come un marziano quando le parlo della deriva bigotto-ipocrita che dal 2001 ha preso la nostra politica: quella tragica campagna elettorale che poi ha portato alla legge 40 contro la fecondazione assistita e al referendum. E poi, diciamolo, è anche colpa dei genitori se i ragazzi non vanno in piazza».
Dei genitori?
«Sì, che non parlano più ai loro figli di politica, di diritti, di maternità. Sono temi che nelle famiglie non si affrontano più».
Ma i genitori sono gli ex ragazzi del '68.
«Appunto. Molti si sono accomodati da altre parti, molti hanno proprio rimosso. Poi, certo, non è che la spoliticizzazione dipende solo dai genitori ».
Anche dalla politica?
«Anche. Il nostro è uno dei pochi partiti dove ci sono molti ragazzi. Particolari, come è nel nostro stile: magari hanno un parente disabile o sono giovani ricercatori. Dipende anche da come li si coinvolge».
Ovvero?
«Spesso la politica si rivolge ai giovani solo per dir loro: "non andare in discoteca, non bere, non guidare". E loro naturalmente non ascoltano. Ma anche la scuola aiuta la spoliticizzazione dei ragazzi. Per non parlare della Rai».
La Rai?
«Quando Ruini ha convocato i cattolici all'Angelus in solidarietà con Ratzinger (per approfittare dell'effetto aggiuntivo) era in diretta sul Tg1. Le manifestazioni di ieri hanno potuto contare solo sul passaparola e i soliti canali. Mi sembra già un miracolo che ci siano state molte manifestazioni in tutta Italia».
Cosa fare per invogliare i giovani all'impegno?
«Innanzitutto accoglierli. Perché su questi temi dove possono andare? Certo non nella Cosa bianca o nel Pdl, possono giusto venire da me».
E nel Pd?
«La risposta concreta del Pd sarebbe quella di unirsi alla lista Bonino. Visto che Veltroni non è più solo e ormai è anche male accompagnato».
Virginia Piccolillo
15 febbraio 2008
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corriere
La denuncia dell'anonimo Ecco la telefonata che ha fatto scattare
il blitz: «Una sta abortendo nel bagno» «Ho chiamato anche "Striscia la Notizia", non mi hanno risposto
Sono del personale, ma non ce la faccio a vedere queste cose» |
| Il Secondo Policlinico di Napoli |
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rai news24
In diretta, Pannella ha urlato più volte "è una vergogna", "voglio il confronto con Giuliano, datemelo". Poi le critiche alla Rai per il mancato confronto e contro chi critica la legge 194, ricordando le tante battaglie solitarie dei Radicali contro gli aborti clandestini e a favore dell'autodeterminazione della donna in tema di procreazione.
Lo sfogo è durato un quarto d'ora, con i giornalisti Duilio Giammaria e Elisa Ansaldi che tentavano invano di mettere un argine alla prorompente rabbia del leader radicale. Dopo la trasmissione Pannella è arrivato a Montecitorio dove ha indetto una conferenza stampa.
A tanta rabbia, Ferrara – inventore della lista 'Pro-life' – ha risposto con una lettera: “"Caro Pannella, questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto. Hai dato scandalo perché pensavi che io rifutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non e' così. Io non discuterò della vita umana come se fosse un'opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa”.
“Sul ponte di Messina o sull'Ici – prosegue la lettera - valgono le opinioni, sulla vita umana e l'amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verita'. Senza fanatismo, io penso di averla trovata, la verita' sulla vita umana, e credo che sia giusto non esporla alla futilità delle opinioni a confronto”.
“In qualunque momento- conclude Ferrara - sono disposto a discutere con te in un teatro di aborto. A Milano, per esempio. La settimana prossima, se lo vuoi. Il teatro lo pago io con i miei soldi”.
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manifesto 14/02
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manifesto 14/02
«Chiunque vada al governo sappia - avverte Stefania Cantatore dell'Udi di Napoli - che le femministe di questo Paese non abbasseranno la guardia perché sia la destra che la sinistra non hanno affrontato il problema strutturale, quello del potere maschile». Evidentemente, malgrado «il clima che sta montando contro le donne nel nostro Paese», nessuno si aspettava di assistere a un episodio così inquietante come quello napoletano. Come se a capo del ministero della Sanità ci fosse già Giuliano Ferrara. Tanto che ieri qualche flebile voce di protesta si è levata perfino da alcuni esponenti del Popolo delle libertà. A sinistra invece l'indignazione è forte ed evidente. «Quanto avvenuto a Napoli è una vera e propria dichiarazione di guerra. Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull'aborto», hanno scritto nel comunicato finale dell'assemblea che si è svolta ieri pomeriggio presso la Casa internazionale delle donne e alla fine della quale è stato deciso di indire una manifestazione per oggi alle 17 davanti al ministero della Salute. Stesso orario per l'appuntamento della Rete delle donne di Bologna davanti al reparto di ginecologia dell'Ospedale Sant'Orsola, considerato un luogo emblematico della sofferenza aggiuntiva a cui sempre più spesso sono sottoposte le donne che vivono il dramma dell'aborto: per il numero ragguardevole di medici obiettori di coscienza e per le incursioni dei cattolici oltranzisti con i loro rosari e le loro gigantografie di feti. A Milano invece l'appuntamento è doppio: c'è chi vuole manifestare - senza autorizzazione - davanti alla clinica Mangiagalli, che per prima in Italia ha introdotto un codice di autoregolamentazione per fissare il limite dell'interruzione di gravidanza alla 22esima settimana. Sono collettivi di femministe e lesbiche e si vedranno lì alle 17. La Rete delle donne della Lombardia invece, che comprende l'Udi, Sinistra arcobaleno e Usciamo dal silenzio, ha fissato un sit-in in piazza San Babila alle 18.
E anche la sinistra di governo reagisce: la sottosegretaria alla Famiglia Chiara Acciarini annuncia che sarà presente alla manifestazione di Napoli, mentre il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero invia la sua adesione considerando l'episodio «un pesante attacco alla dignità delle donne e ai loro diritti». Forse per questo anche Walter Veltroni - nella «terza Camera» di Bruno Vespa - non ha potuto fare altro che dire, rispondendo a una domanda sull'aborto: «Penso che la 194 è un'ottima legge, che ha ridotto del 45% il numero degli aborti. Fermiamoci qui e non trasciniamo questi temi in campagna elettorale».
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l'unità 15/02
Turco in videochat: 194 e temi etici al centro del programma
Alessia Grossi
«Stiamo concludendo un'intesa Stato-Regioni per una migliore applicazione della legge 194, la tutela della salute sessuale e riproduttiva e l'adeguatezza della diagnosi prenatale». L'annuncio viene direttamente dal ministro della Salute Livia Turco durante la videochat di venerdì a l'Unità online con il direttore Antonio Padellaro. Tra gli indirizzi vincolanti anche quelli che prevedono che «in ogni distretto ci sia almeno un medico non obiettore, per garantire la continuità assistenziale e la contraccezione d'emergenza anche nei pronto soccorso e nei servizi di continuità assistenziale». Perché, sottolinea il ministro Turco, «non può succedere che ci siano liste d'attesa o una carenza di servizi quando c'è un medico che obietta, oppure che le donne incontrino difficoltà a farsi prescrivere la pillola del giorno dopo da medici e farmacisti. «La legge, spiega infatti il ministro, prevede che il medico non possa essere obiettore rispetto alla prescrizione di farmaci. Quindi - continua - un farmacista e un medico sono tenuti a prescrivere farmaci previsti dalla nostra farmacopea, altrimenti un cittadino deve rivolgersi alla Asl e denunciare l'inadempienza». e la pillola del giorno dopo dovrà essere d'ora in avanti reperibile anche nei pronto soccorso e presso le guardie mediche.
«La legge 194 - ribadisce la Turco durante la videochat - è una legge equilibrata, saggia e lungimirante, al punto che penso con ammirazione al legislatore che scrisse quella legge. Quello che preoccupa, invece - aggiunge il ministro - è il clima culturale che punta a disconoscere le grandi conquiste delle donne». Per questo «bisogna reagire con fermezza, come d'altronde abbiamo fatto dopo l'episodio di Napoli».
Tra i temi etici che il ministro ribadisce essere «imprenscindibili per il Pd», non c'è solo la legge 194. Molte sono le domande dei lettori de l'Unità su un'altra legge, la legge 40 sulla procreazione assistita, della quale, nonostante il referendum confermativo, con le nuove sentenze della magistratura e del Tar del Lazio, c'è forse da rimettere in discussione le linee guida. «Lunedì trasmetterò al Consiglio Superiore di Sanità le linee guida della legge 40 per avere il parere finale». È l'altro annuncio fatto dal ministro della Salute alla domanda del lettore Roberto Ponti.
Ma il ministro Turco raccomanda attenzione, quelle linee guida sono «uno strumento tecnico e amministrativo che non va enfatizzato, servono solo per applicare la legge». Più nel particolare la Turco spiega come abbia voluto rafforzare soprattutto l'articolo 1 e 2 della legge 40, quelli cioè, che attengono alla prevenzione della strerilità e al rispetto di entrambi i soggetti in questione, cioè la donna e il nascituro. «Il mio sforzo è stato quello di essere coerente, di prendere il meglio della legge ma, conclude, questo lavoro, che ho fatto in modo molto accurato e scrupoloso, si è purtroppo interrotto con la caduta del governo Prodi».
Tra le moltissime domande arrivate durante la videochat su l'Unità online per il ministro molte riguardano anche la questione del testamento biologico. «Diventerà un punto del programma del Pd?» chiede un lettore iscritto all'Associazione "Luca Coscioni". «Io vorrei che il Pd facesse sua la battaglia per vivere la malattia senza dolore e che questa legge venisse approvata nella prima settimana della prossima legislatura» è la risposta. «Sarebbe un'altra grande battaglia di civiltà promuovere la dignità del fine vita cioè assicurare ai cittadini la semplificazione della terapia del dolore, le cure palliative, e quelle domiciliari, i servizi, tutto ciò che serve per non sentirsi soli».
Molti chiedono spiegazioni anche sul sistema sanitario, sui casi di "malasanità". Biagio le chiede quale siano o siano state le misure adottate dal Governo sulle questioni delle nomine partitiche nelle Asl. Alcune, di carattere tecnico, sono state inserite in Finanziaria, altre sono state prese direttamente da lei come quella che riguarda le nomine del Cnr. Per la prima volta precedute da un avviso pubblico, garantendo una selezione corretta e trasparente. Fare sì che i cittadini abbiano la certezza che i medici che hanno accanto sono lì solo per il loro merito e per la loro bravura, è «un elemento fondamentale per recuperare un rapporto di piena fiducia con la sanità». Sempre tenendo a mente, ricorda, che abbiamo un sistema sanitario pubblico e universalistico di cui essere assolutamente orgogliosi.
Quanto all'ingerenza dei partiti, questi devono rimanere fuori dalla scelta dei primari e dei medici, «ma non da quella dei direttori generali». Credo - afferma infatti il ministro - che in questo caso debba esserci una discrezionalità e una responsabilità politica. Il problema - è nel come ciò debba avvenire, ovvero sui criteri che devono garantire «trasparenza e merito».
Augusto Proietto, un altro lettore, le chiede «perché le donne che sono il 50 per cento dell'elettorato continuino a farsi dettare l'agenda politica dagli uomini». Domanda difficile. Con risposta complessa. Livia Turco non nega però che «noi donne dobbiamo darci anche una mossa». «Bisogna che aggiorniamo la nostra elaborazione dei temi del passato. Si deve parlare di responsabilità e non solo di libertà, in una società che ha bisogno di prendersi cura delle persone, le donne che sono in grado di fare questo, devono tornare ad essere protagoniste». Credo - continua la Turco - ci sia una eccessiva lontananza fra quello che le donne fanno e dicono ogni giorno grazie alla loro responsabilità e il modo in cui invece si parla delle donne, spiega. Lontananza - continua - data dal fatto che a parlare di questi temi sono tropo spesso solo uomini.
È il caso di Giuliano Ferrara. Con cui Livia Turco ha un legame dai tempi del Pci a Torino e che dichiara di stimare da sempre. «Oggi non lo capisco molto, mi dispiace sia protagonista di un dibattito astratto e un pò concitato sull'aborto. È importante - spiega il ministro - che ci sia chi ci ricorda che c'è un valore della vita umana che non è negoziabile, però un conto è quando incontro la volontaria del Movimento per la Vita che mi testimonia questo suo valore attraverso il suo impegno quotidiano ad aiutare le donne a far sì che non abortiscano, altra cosa è sentire fare dei comizi per proclamare dei valori».
A proposito del confronto necessario per non cadere nella retorica, il ministro si dice contenta che la senatrice Paola Binetti possa essere candidata ed eletta nel Partito Democratico: «Faccio il tifo per lei». Perché? Perché la senatrice teodem ha accettato il confronto, il reciproco riconoscimento. Tant'é che con lei c'è accordo per la piena applicazione della legge 194. «Punto sul quale il Pd non può essere equivoco e che anche la Binetti ci si riconosca fa bene sperare».
L'ultima domanda del direttore Antonio Padellaro riguarda proprio le chance di vittoria del Partito Democratico alle prossime elezioni. Insomma, il Pd, ce la può fare? «Secondo me, sì - risponde la Turco. Perché il Pd è la vera novità e poi ha ereditato dal governo Prodi la lealtà verso il Paese».
Fabrizio, già elettore Ds dice di non aver gradito la rottura con la Sinistra Arcobaleno da parte di Veltroni, perciò annuncia che non voterà Pd alle prossime elezioni. «Bisogna stare attenti perché non credo che saranno in pochi a fare questo ragionamento», è la valutazione di Livia Turco.
È evidente che il Pd e Veltroni hanno fatto una scelta innovativa puntando sulla coerenza del programma.Ma questa scelta - secondo la Turco - non deve comportare «la perdita di un punto importante dell'esperienza del governo Prodi»: quella che in poche parole viene definita «la disposizione a governare della sinistra che altrimenti torna ontologicamente d'opposizione». Importante resta dunque mantenere un ponte tra il Pd e la Sinistra arcobaleno.
Livia Turco tra l'altro presiede l'area - sarà poi un'associazione - "A sinistra" del Pd. «Con ciò non vogliamo rivendicare solo a noi l'essere sinistra. Il Pd è la sinistra, nel senso che lì poggiano le sue radici ma - aggiunge - anche solo ricordare la memoria, la storia, il modo di pensare l'uguaglianza, che per alcuni è anche un modo di vivere, è essenziale specialmente per il Pd». È insomma, una parola che è anche un simbolo, conviene Padellaro. E comunque Livia Turco è convinta «non solo con l'ottimismo della volontà, che comunque fa parte della nostra storia» che questo progetto abbia le carte per vincere.
Pubblicato il: 15.02.08
Modificato il: 15.02.08 alle ore 17.27
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liberazione
| Scontro politico
culturale e sociale | |
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| Ne va
della civiltà di un intero paese | |
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Franco Giordano
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| Scontro politico,
culturale e sociale. Ne va della civiltà di un intero Paese | |
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Franco Giordano
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| E' chiaro, è ricominciata la caccia alle streghe
Signore e signori "progressisti" dove siete? Fuori le unghie, difendiamo i diritti di tutte/i | |
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| «Siamo tutte assassine», Liberazione dalla parte della libertà delle donne | |
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Angela Azzaro
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| Caro Veltroni, caro Bertinotti,
ora basta! L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili | |
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Caro Veltroni, caro Bertinotti,
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l'avvenire
LEGGE 194 E POLEMICHE
| Un muro del secondo Policlinico di Napoli dove si è consumato il dramma dell’aborto in bagno.
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