Siamo un gruppo di donne: amiche, colleghe, mamme... Da tempo mettiamo le nostre esperienze di solidarietà femminile in comune, ne parliamo, riflettiamo, e pensiamo che molte donne costruiscano, nella vita di tutti i giorni, una silenziosa ma potente rete di affetti, di aiuti, di sostegno. Alcune di noi vengono da altre esperienze o vi sono tuttora coinvolte (Comitato per la pace Spartacus, Collettivo Echidna, Mamme per la Pace...), altre si sono semplicente unite confluendo il loro apporto personale di donne attente alla realtà che ci circonda e con la volontà di "uscire dal silenzio". Abbiamo pensato di costituire un gruppo, il Collettivo Pacha Mama, per cercare di essere un punto di riferimento e di scambio di esperienze per chiunque si senta sensibile alla lotta e alla solidarietà femminili.

AVVISO


Ciao a tutt*, è stata ripristinata la mail vecchia:

pachamama.ferrara@hotmail.it

ci auguriamo che non venga bloccata mai più

sezioni

24 giu 2008

26 giugno a bologna "Il movimento delle lesbiche in Italia"

giovedi' 26 giugno, presentiamo a Bologna (ore 18 Aula Magna di Santa
Cristina, via del Piombo 5), all'interno delle iniziative del pride
nazionale, 'Il movimento delle lesbiche in Italia', Ed. Il Dito e la Luna,
con la prefazione di Luisa Passerini. Sono gli atti del convegno tenutosi a
Roma lo scorso anno 'La storia che non c'era: il movimento delle lesbiche in
Italia.'

Saranno presenti
Enrica Capussotti (storica ricercatrice precaria - Universita' di Siena)
Paola Di Cori (docente di studi culturali e studi di genere - Universita' di
Urbino)
Elena Petricola (storica della rivista Zapruder - Universita' di Torino)
Annamaria Tagliavini (direttrice della Biblioteca Italiana delle Donne)

Porteranno i loro saluti:
Milli Virgilio - Assessora Scuola e Politiche delle differenze Comune di
Bologna
Simona Lembi - Assessora Cultura e Pari Opportunità

23 giu 2008

BRUTALMENTE AGGREDITA A MILANO CON LA SUA FAMIGLIA REBECCA COVACIU, 12ENNE ROM VINCITRICE DEL PREMIO UNICEF 2008

GRUPPO EVERYONE: “EPISODIO DI GRAVITA’ INAUDITA. NECESSARIA CONDANNA UNANIME DI ISTITUZIONI NAZIONALI ED EUROPEE E SERI PROVVEDIMENTI CONTRO LA DERIVA RAZZISTA E XENOFOBA IN ITALIA” E’ accaduto ieri mattina, 17 giugno, alle 8 a Milano. La famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona di Gianbellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Rebecca, 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef – Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all'intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti. Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stellian Covaciu ha a quel punto contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano e un’ambulanza. All’arrivo della Polizia, gli aggressori si sono dileguati. Prima ancora dell'aggressione, l’Unicef aveva manifestato indignazione per la vicenda della piccola Rebecca, simbolo di un'infanzia senza diritti. Il Gruppo EveryOne era in procinto di organizzare un ritorno della famiglia in Romania per sottrarla all'ostilità che colpisce i Rom a Milano. “Questa nuova violenza contro le famiglie Rom è spaventosa e deve sollevare la protesta della società civile” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Quello che è avvenuto a Rebecca e alla sua famiglia è sintomatico del clima, ormai fuori controllo nel nostro Paese, di odio e intolleranza nei confronti del popolo Rom. Purtroppo non si tratta affatto di un caso isolato, ma dell’ennesimo gravissimo episodio di violenza, ai danni di una famiglia innocente, che rimarrà impunito e annuncia tempi davvero oscuri per l’Italia.” Il Gruppo EveryOne ha recentemente denunciato l'aggressione a Rimini, avvenuta nell'indifferenza generale, di una ragazzina Rom incinta, presa a calci da un italiano mentre chiedeva l’elemosina. A Pesaro, qualche giorno fa, Thoma, il membro più anziano della locale comunità Rom, sofferente di un handicap a una gamba e cardiopatico, è stato colpito al capo e umiliato in pieno centro storico. Nella stessa città, i parroci hanno recentemente vietato ai Rom di chiedere l'elemosina davanti alle chiese. Nei giorni precedenti all'aggressione della famiglia Covaciu, EveryOne ha ricevuto segnalazioni di numerosi episodi di violenza da parte di italiani nei confronti di persone di etnia Rom, soprattutto dei più deboli: bambini e donne. “L'attuale clima di discriminazione generale e l'atteggiamento ostile delle autorità,” continuano Malini, Pegoraro e Picciau “fanno sì che le persone aggredite non trovino più il coraggio di denunciare i loro aggressori. Inoltre, dichiarazioni come quelle del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che predica la tolleranza zero contro i Rom, la loro schedatura con foto segnaletiche e addirittura il prelievo del DNA, lo sgombero indiscriminato e senza alternative di campi di fortuna e insediamenti regolari, la sottrazione dei bambini Rom alle famiglie senza mezzi di sostentamento – proclami che sconcerterebbero qualunque esponente democratico di un Paese civile –, finiscono per fomentare violenze e soprusi ai danni dei più indifesi". Assieme a EveryOne, anche Santino Spinelli, dell’Associazione Thèm Romano onlus, e il gruppo “Caffè Shakerato” di Genova, organizzazione per l'intercultura e il rispetto dei diritti dei bambini, esprimono la più viva preoccupazione per l’episodio, effetto ancora una volta dell’odio razziale che imperversa in Italia. “E’ necessaria una condanna unanime del mondo politico italiano e delle Istituzioni europee” concludono i leader del Gruppo “e sono ormai indispensabili provvedimenti seri contro chi viola i diritti umani e si fa portatore di violenze e discriminazioni di matrice xenofoba e razzista”.

Stalking, quattro anni di cella a chi molesta

http://studiobehare.splinder.com/post/17548115

Appello di adesione alla manifestazione dei migranti del 5 luglio

Siamo tutte clandestine!

Siamo tutti clandestini!



Noi non siamo migranti. Tuttavia,
sosteniamo con forza la manifestazione del prossimo 5 luglio lanciata dal
Coordinamento migranti, dalle associazioni, dalle lavoratrici e dai lavoratori
migranti di questa provincia. Il 5 luglio saremo presenti perché sappiamo che
la pesante ondata di razzismo che sta investendo questo paese e le misure
approvate
dal governo per garantire ciò che chiamano “sicurezza”, nel momento in cui
cercano di mettere a tacere i migranti e le loro lotte pretendono anche di
ridurre al silenzio ciò che riguarda tutti noi.

Questo silenzio ha
già
investito il lavoro. Non c’è sicurezza quando di lavoro si muore, quando i
salari non bastano ad arrivare alla fine del mese, quando il razzismo entra nei
posti di lavoro. Non c’è sicurezza perché questa divisione ci indebolisce
proprio quando più è necessario costruire lotte comuni per riprenderci la
sicurezza che noi vogliamo. Non ci basta gridare allo scandalo di fronte
all’ennesima strage di operai. Vogliamo di più, per questo saremo in piazza
il
5 luglio.

Questo silenzio urla per attutire
le voci che hanno denunciato che la violenza sulle donne non ha colore, né
religione, né cultura, ma solo un sesso. Alle donne si fa una seconda violenza
riducendole a pretesto per fomentare una caccia razzista al criminale. Non ci
accontentiamo dei trafiletti sui giornali che ricordano quando le parti si
invertono e i bravi cittadini della civile Italia stuprano giovani donne
migranti. Vogliamo
di più, per questo saremo in piazza il 5 luglio.

Questo silenzio mente, vorrebbe
convincere quelli che sono cittadini che i loro diritti sono tutelati dalla
minaccia di una grande invasione criminale. Ma quelli che sono approdati sulle
coste militarizzate della civile Europa e ne hanno attraversato le frontiere
sono qui, ora. Lavorano accanto a noi nelle fabbriche e nei cantieri, nelle
cooperative e nelle nostre case, i loro figli siedono accanto ai nostri nelle
scuole. Noi sappiamo che questa criminalizzazione vuole togliere la parola a
chi sta lottando per riappropriarsi del suo futuro. Non crediamo a chi ci dice
che alcuni potranno parlare purché altri tacciano. Vogliamo di più, per
questo
saremo in piazza il 5 luglio.

Noi non siamo migranti, ci
chiamano cittadini. Ma i migranti oggi ci dicono che questa parola è ormai
vuota, perché è stata svuotata dalla precarizzazione e dall’insicurezza
che
produce, perché è usata per sostenere il potere di quelli che dicono “giù
le
mani dalle nostre donne”, perché invoca confini da difendere con le armi,
confini segnati dai muri, come quelli dei CPT, confini che ci dividono e ci
indeboliscono, come il razzismo. Siamo cittadini ma mai, come oggi, crediamo
che abbia senso tornare a dire – come nella grande manifestazione di Genova
del
2001 – che siamo tutti clandestini. Non è sufficiente essere solidali, noi
siamo coinvolti, vogliamo di più. Per questo con i migranti saremo presenti
non
solo a parole, ma con la più ampia mobilitazione possibile, alla
manifestazione
del 5 luglio a Bologna.


Xm24;
Laboratorio Crash!, Vag61; C.s. Tpo; Lazzaretto Autogestito; Livello 57;
Circolo Anarchico C. Berneri; Usi - Ait, Lavoratrici e Lavoratori Anarchici;
Confederazione Cobas Bologna; Cobas Scuola – Bologna; Asia Rdb-Cub;
Collettivo
Figlie Femmine; Comitato Palestina Bologna; Harambe; Spazio Sociale
Studentesco; Assemblea Antifascista Permanente

Per
adesioni: coo.migra@yahoo. it

10 giu 2008

FLAT A BOLOGNA 14/15 giugno

Il 14 e 15 Giugno 2008 si terrà la due giorni di Assemblea nazionale femminista e lesbica FLAT.
L'incontro precedente del 23 e 24 febbraio a Roma ha visto la partecipazione di centinaia di donne divise in tavoli tematici. Quest'anno proponiamo 3 ambiti di discussione accomunati dalla volontà di ragionare sulle pratiche e le strategie future del movimento femminista nazionale, che dal 24 novembre 2007 sta crescendo nel nostro paese. Ecco tutte le info:
*Qui le proposte dell'assemblea femminista e lesbica di Bologna

*Consulta e commenta gli ambiti di discussione della due giorni!

*Il 14/06 Manifestazione notturna contro la violenza maschile

*Sostieni le compagne con qualche euro...

*Scrivici! >>Vieni? A quale gruppo pensi di partecipare? Cerchi un posto per dormire? Vorresti info sui trasporti? Il biglietto costa troppo?

Richiediamo la massima diffusione dell'informazione!
Grazie!

Ecco il Programma (in allegato il volantino .pdf)

Sabato 14/06/2008
h.10.00 - un saluto presso il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne in Via del Piombo 5 (come arrivare...) e divisione dei gruppi di lavoro:

- violenza
- antifascismo, antirazzismo,
antisessismo
- Comunicazione

h.13.30 - Pranzo
h.14.30 - Riprendono i lavori
h.19.00 - Aperitivo ad Atlantide

h.22.30 - concentramento per la Manifestazione Notturna contro la violenza maschile

Domenica 15/06/2008
h.10.00 ca - Assemblea Plenaria al Centro delle donne!

I fondi contro la violenza contro le donne.

Spazzati via venti milioni. Non che siano tantissimi ma certo erano moltissimo per gli oltre cento centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattante, per lo più straniere, con bambini piccoli. Storie /o:pdi senza nome, poco performanti da un punto di vista mediatico, e però passa anche da questi Centri antiviolenza il livello di civiltà di un paese. "Il primo atto del governo contro la violenza sulle donne? Un bel taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e la prevenzione" denuncia Vittoria Franco, ministro ombra del pd per le Pari Opportunità che chiama in causa il ministro Mara Carfagna: "Cosa intende fare il neo ministro? Se n'è accorta?". Il ministro potrà riflettere su cifre e dati. I numeri dicono che in Italia ci sono 14 milioni di donne vittime di violenza di cui ben tre milioni tra le mura domestiche, drammi vissuti nel silenzio e nell'indifferenza. Una risposta, un segnale di aiuto e di una possibile via di fuga, è arrivato in questo anni soprattutto dai Centri anti violenza. Che ora restano senza fondi. Che fare? Vittoria Franco ha già presentato un'interrogazione al governo
*******************************************************

COMUNICATO STAMPA

La Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne, che accoglie al proprio interno la maggior parte delle associazioni di donne e dei servizi italiani rivolti alle donne vittime di violenza, esprime sconcerto e preoccupazione per le scelte operate dal Governo in tema di violenza di genere verso le donne.
La rete dei Centri aveva sollecitato in più occasioni la definizione di un Piano di azione nazionale contro la violenza alle donne quale strumento principale per mettere a punto azioni di sistemaper garantire un efficace intervento di prevenzione e contrasto in area culturale, sanitaria, sociale e di protezione, e sia per sostenere le attività svolte dai centri stessi.Avevamo plaudito la decisione di creare, da parte del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità un fondo nazionale per l’anno 2008 così da avviare la sperimentazione di un Piano di azione contro la violenza, uniformando così l’Italia agli standard attuati negli altri stati europei. Leggiamo con preoccupazione le affermazioni del nuovo Ministro in tema di analisi del fenomeno (lettera a La Repubblica), e rileviamo che in quella stessa lettera si esprime la volontà di rivedere, ripensare e rafforzare i centri antiviolenza. I dati e la lettura del fenomeno che emerge in qualsiasi indagine e documento internazionale, contrasta con l’interpretazione del nuovo Ministro. La violenza verso le donne avviene (come rilevato in tutte le indagini nazionali ed internazionali) nelle relazioni di intimità, nelle famiglie, e l’imposizione dell’affido condiviso nei casi di violenza domestica serve solo ad innalzare il rischio di pericolosità per le madri e per i figli. Pur condividendo con il Ministroil diritto dei figli di mantenere un rapporto continuativo con entrambi i genitori durante e dopo la loro separazione, l’attuale legge sull’affido condivisoci appare caratterizzata da una pericolosa semplificazione in quanto impone un unico modello di affidamento per tutte le separazioni.. Vorremmo anche precisare che non sono le separazioni che causano la violenza, bensì avviene esattamente il contrario. L’affermazione di libertà femminile acuisce la violenza, ma non si può certo chiedere alle donne di rinunziare alla propria affermazione per evitare la violenza, sarebbe certo una richiesta impropria, che carica la “vittima” della responsabilità dell’aggressione e che non va verso relazioni tra sessi improntate alla reciprocità ed alle pari opportunità di genere.
Rileviamo che ieri sono stati “tagliati” i fondi destinati al Piano di azione Nazionale. Chiediamo che venga rivista tale decisione affinché le parole di indignazione espresse dai politici in occasione delle morti delle donne a causa di violenza, non siano parole vuote.La violenza verso le donne è un fenomeno che non si può cancellare con le dichiarazioni, ma con azioni concrete ed adeguate. Per farlo serve un finanziamento nazionale altrettanto concreto ed adeguato, che permetta lo sviluppo di azioni di sistema ed il rafforzamento dei luoghi di accoglienza delle vittime.
Vorremo un confronto aperto sul tema e chiediamo che venga ripristinato il fondo, così da avviare il piano di azione nazionale, sul quale chiediamo di essere coinvolte per un reale processo di concertazione sugli obiettivi da raggiungere per il 2008.

22 mag 2008

da Liberazione, 22-05-08

Legge 194, anniversario con killeraggio
Casini: «Ingiusto che decidano le donne»

Attacco ad aborto e gay, lesbiche, trans. Il collante del governo. Qui le prove generali del ...

E' lontana, dall'Italia, l'Inghilterra che oggi ha votato respingendo gli emendamenti che abbassavano il limite di tempo consentito per abortire, riducendo quello attuale di 24 settimane. Qui da noi si può ricorrere all'interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana, che diventano 24 quando si tratta di aborto terapeutico. Pur essendo limiti molto bassi, il tentativo è di scendere ancora più giù. La giustificazione verrebbe dalla scienza che dimostrerebbe come dopo la 22esima settimana il feto è già autonomo. Ma come hanno detto in Inghilterra ancora nessuno ha prove certe. I limiti della legge sono convenzioni, compromessi. L'inizio della vita è un fatto individuale, che non può prescindere dalla decisione della madre. Lo scontro è tutto qui.
Non è un caso che ieri, alla vigilia dell'anniversario della legge 194, approvata il 22 maggio del 1978, la conferenza stampa l'abbiano organizzata i rappresentanti del Movimento per la vita, Carlo Casini in testa. Insieme al Forum delle associazioni familiari hanno sparato a zero sulla legge. Ma ancora di più sulla donna. Il succo del loro discorso è tutto qui: «E' ingiusto che decida la donna». Chi dovrebbe farlo? Beh, è chiaro i padri, che secondo Casini due volte su tre sarebbero contrari.
La questione oggi si sposta sul fatto se la legge debba o meno essere modificata. La maggioranza che governa il paese sta cercando di capire se sia meglio affrontare la questione con modifiche in Parlamento (visto che ci sono i numeri) oppure andare avanti nell'attacco culturale e politico che di fatto sta comunque svuotando la legge di senso e di efficacia. Lo stesso Casini, pur dichiarando di odiare la 194, è prudente nel chiedere che venga ridiscussa alla Camera e al Senato. Stesso discorso dall'altra parte. Per Paola Binetti non si può «banalizzare con il dire "legge sì, legge no". Condivido l'impegno per le politiche familiari». E' questa la proposta della sottosegretaria Eugenia Roccella. E' la rappresentante di governo più cattolica e nelle dichiarazioni di questi giorni ha più volte dribblato il problema sulla legge. Ha detto non si tocca, ma vanno rilanciate le politiche familiari.
L'attacco più duro arriva dall' Osservatore romano , con un articolo di Lucetta Scaraffia. Parlano di eugenetica, di tragedia, manca solo la definizione di olocausto di ferrariana memoria, ma in qualche modo salvano la legge, chiedendo che prevalga lo spirito di tutela della maternità.
Tra le iniziative opposte, da segnalare quella dell'associazione Luca Coscioni. Da oggi fino al week end, in tutta Italia, ci saranno banchetti con medici disponibili a prescrivere la pillola del giorno dopo. E' un normale medicinale che in diversi altri Paesi si può comprare tranquillamente in farmacia. In Italia ci vuole la prescrizione. Molti medici si rifiutano di farlo appellandosi all'obiezione di coscienza garantita dalla legge 194, che però non c'entra niente. Ma la pillola del giorno dopo non è abortiva. E' invece l'ennesima questione su cui si sta esercitando potere contro le donne. L'associazione Coscioni mette a disposizione più di venti medici. Visto i tempi che corrono, vale la pena farsela prescrivere e metterla da parte.


22/05/2008


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Il Parlamento dice sì anche alla fecondazione per gay e lesbiche

GB, il feto non è vita
e si può ancora abortire
alla 24esima settimana

24 settimane, sono il limite per abortire in Gran Bretagna.
Il Parlamento ha bocciato ieri la ...

Francesca Marretta
Londra
Il governo laburista britannico ha vinto in Parlamento su tutta la linea nel voto sulla legge per la procreazione, detta "Human fertilisation and embryology bill".
Bocciato, con 393 contrari e 71 a favore, l'emendamento che proponeva di ridurre da 24 a 12 settimane dal concepimento il limite per l'interruzione di gravidanza. Eliminato l'obbligo per le cliniche specializzate in procreazione in vitro di considerare la «necessità della figura paterna».
Bocciato l'emendamento che chiedeva di impedire la creazione di embrioni ibridi, ottenuti dall'inserimento di Dna umano in ovuli di animali, da utilizzare nelle ricerche sulle cellule staminali. Respinto anche il divieto di far nascere «neonati donatori» da embrioni selezionati per fornire tessuti compatibili per trapianti che permettano di salvare la vita di fratelli o di sorelle colpiti da malattie genetiche.
Si tratta un voto progressista di portata storica per i diritti delle donne, insediati in questi mesi dalla lobby cattolica e anti-abortista che ha riportato in auge dopo vent'anni un dibattito su diritti acquisiti e di una svolta per le donne single e le coppie gay e lesbiche intenzionate a procreare con la fecondazione assistita. Per le coppie gay questo è il passo avanti più significativo dopo l'ammissione delle adozioni.
L'esito di questo voto non era affatto scontato. La previsione, tra le fila dei laburisti, era quella della sconfitta. Ai deputati era stata lasciata libertá di votare secondo coscienza.
Durante il voto sui capitoli della legge, giá approvata alla Camera dei Lords, gruppi anti-abortisti opposti a quelli in difesa per il diritto della scelta delle donne, si sono fronteggiati in piazza tenendo alti i rispettivi cartelli. "Proteggi l'embrione" versus "difendi le 24 settimane".
Sul limite temporale per l'interruzione della gravidanza si sono susseguite diverse votazioni, per spostarlo, rispettivamente a 22, 20, 16 e 12 settimane. In ciascuna votazione la maggioranza che si è espressa contro le modifiche è risultata molto ampia. Il leader del partito Conservatore David Cameron ha votato per la riduzione del termine a 22 settimane. Le campagne portate avanti dai gruppi anti-abortisti - sostenute da quotidiani come il Daily Mail , che ha pubblicato storie e foto di bambini nati molto prematuri, ma cresciuti sani e in salute - hanno trovato un'interpretazione particolarmente vigorosa nei sermoni del cadinale Cormac Murphy O'Connor: secondo il religioso i feti abortiti entro i limiti confermati con il voto potrebbero sopravvivere grazie alle attuali tecnologie.
Il dibattito sui termini per l'aborto è stato particolarmente acceso.
La deputata conservatrice Nadine Dorries, ex infermiera, per ottenere un voto sull'interruzione di gravidanza a venti settimane, ha parlato della sua esperienza ospedaliera, ricordando l'esperienza di un feto tenuto «tra le braccia che per sette minuti aveva tentato di respirare». «Quel giorno - ha aggiunto nel suo intervento l'esponente Tory - ho pensato che stavamo commettendo un omicidio».
Il suo collega Edward Leigh l'ha messa sul piano dei diritti umani, sottolineando quanto si parli, nel paese e nel Parlamento, «dei diritti di chi è vulnerabile», dunque, ha aggiunto il deputato Tory, «altrettanto importante dovrebbe essere il diritto alla vita», concludendo che nella Gran Bretagna moderna «l'utero di una madre è il posto più pericoloso in cui trovarsi».
La deputata Laburista Christine McCafferty ha ribattuto che l'attuale limite per l'aborto è «scientificamente ed eticamente giustificato», sottolineando il fatto che è la donna incinta «la sola persona a poter prendere una decisione responsabile». «L'aborto dovrebbe essere una questione privata tra paziente e medico, come per ogni altro trattamento sanitario», ha aggiunto la deputata laburista nel suo intervento, concluso ponendo un interrogativo: «Perché è così difficile per società, anche quelle come la nostra, lasciare il potere di decidere a quelli su cui ricadono le conseguenze?».
La libertà di scelta delle donne, dopo questo voto, resta inalterata. Il quadro legislativo attuale rischierebbe di essere alterato da una vittoria dei Tory, pronosticata dagli attuali sondaggi, alle prossime elezioni politiche.
Il voto di modifica dell'"Human fertilisation and embriology bill", che cancella il requisito dell'obbligo per le cliniche e ospedali in cui si pratica la fecondazione assistita di considerare «l'esigenza della figura del padre» per il nascituro prima di procedere all'inseminazione, ha ottenuto la maggioranza in due votazioni, con 75 e 68 voti. La nuova formula della legge stabilisce che il medico valuti «l'esigenza di un genitore partecipe». Entrambi i partner verranno ora legalmente definiti «genitori». La clausola contenuta nella legge precedente lasciava di fatto facoltà ai medici di respingere le richieste di donne single o coppie lesbische di procreare un figlio con la fecondazione assistita. Tutto questo non accadrà più. Almeno fino alle prossime elezioni.


22/05/2008

i video di Claudio Lazzaro

http://www.nazirock.it/

http://www.camicieverdi.com/

20 mag 2008

Lettera aperta

Mi guardo intorno con un po' di sgomento e mi rendo conto che da qualche tempo ho cominciato ad avere paura.
Non mi sento più sicuro in questo paese.
Guardo il telegiornale e assisto impotente a una serie di servizi sulla criminalità degli stranieri. La prima notizia tratta di una zingara che ha cercato di rapire un bambino. La seconda di un extracomunitario che ha violentato una ragazza. La terza notizia parla di furti in villa commessi da stranieri.
Io però non ho paura degli extracomunitari: in questo momento, in questo paese, ho paura dei miei connazionali.
Ho paura degli italiani.
Da anni ormai l'informazione lavora a creare un clima razzista. Io credo che chi sbaglia, a prescindere da sesso, razza e religione, debba rispondere delle proprie azioni. Rimango però stupito nell'apprendere che il rumeno che uccide rimane sui giornali per settimane mentre l'italiano che commette lo stesso reato ha il privilegio di venire immediatamente dimenticato dai mass media. Ora, mi rendo conto che occorra trovare dei capri espiatori per far credere agli ingenui che la situazione italiana non sia colpa degli italiani stessi e di una classe politica inadatta, ma possibile che la gente creda veramente che, in un paese in cui ci sono la mafia e la camorra, l'emergenza sicurezza sia da attribuire ai rom?
Vedo in tv uno speciale sulla criminalità, intervistano brave famiglie di Reggio Emilia, sono tutti indignati per la presenza di stranieri. Il giornalista chiede se questi delinquono e la gente risponde: “no, no... anzi...”.
Il vero problema è che siamo razzisti.
Senza scuse né giri di parole. Vogliamo la forza lavoro, vogliamo pagarli poco, magari farli lavorare in nero e poi vogliamo che quelle stesse persone che sfruttiamo scompaiano nel nulla alla fine del turno. Non li vogliamo nel nostro stesso palazzo, neghiamo loro i diritti che ogni cittadino dovrebbe avere e pretendiamo che questi stiano zitti solo perché “sono in casa nostra”. Non vogliamo vedere gli stranieri nei nostri bar, nelle nostre piazze, nelle nostre scuole. Non vogliamo concedere loro la possibilità di mescolarsi con i nostri figli, di pregare il proprio Dio, di diffondere la loro cultura. Perché li riteniamo esseri inferiori, carne da macello destinata alla produzione senza pensare che dietro a quei nomi stranieri che fatichiamo a pronunciare ci sono uomini e donne che hanno rischiato la vita per assicurare un futuro migliore ai propri figli.
Che poi è la stessa cosa che abbiamo fatto noi italiani sino a non molto tempo fa, quando emigravamo in America e venivamo sottoposti alle stesse umiliazioni che oggi infliggiamo agli stranieri. Però ce ne siamo dimenticati perché è più facile vedere solo il proprio pezzetto di giardino piuttosto che avere una visione globale del problema e se qualcuno ci fa notare questa cosa subito ci indigniamo e diciamo “eh, ma è successo tanto tempo fa”.
Sento i discorsi della gente in treno, dicono che gli stranieri puzzano, che parlano sempre ad alta voce, che i rom devastano ogni cosa, che gli stranieri fanno pipì per la strada e poi fanno quella cosa strana, come si chiama, quel Ramadan. Ma si può? In un paese cristiano come il nostro! È una vergogna... una vergogna...
Eppure le fabbriche hanno bisogno di queste persone, gli imprenditori hanno bisogno di gente ricattabile e senza diritti e anche la malavita organizzata italiana (che, a sentire i telegiornali, è scomparsa) ne ha bisogno.
o cammino per le vie di Bologna, la città in cui lavoro, e percepisco la paura delle persone che stanno per la strada. Quando ti fermi a chiedere un'informazione la gente scappa e ti guarda terrorizzata, se cammini più velocemente degli altri e ti avvicini troppo a qualcuno quello subito si volta a guardarti e afferra la propria borsa come se tu volessi rubargli il portafogli. Ho sentito ragionamenti del genere “tutti a casa propria” oppure “i soldi devono rimanere nelle regioni di provenienza”, a un certo punto (sempre in treno, sono pendolare) qualcuno teorizzava di mandare a casa tutti gli extracomunitari, di curare tutti i “froci” e di dividere il nord dal sud. Be' almeno lui aveva le idee chiare.
Quello che è un po' confuso e spaesato sono io.
Sino ad un anno fa si parlava di PACS, di integrazione, di voto agli stranieri e oggi si dà' fuoco ai campi Rom e si parla di tolleranza zero. Mi devo essere perso qualche passaggio, la società italiana si è trasformata improvvisamente da una società desiderosa di andare “avanti” ad una società chiusa e razzista.
E poi mi chiedo: ma tolleranza zero verso chi? Verso i ragazzi (italiani) che a Verona hanno ucciso un ragazzo per un futile motivo? Verso i bulli (italiani) che hanno incendiato i capelli ad un loro amico e che avevano, sul computer, foto e siti neonazisti? Verso i ragazzi (italiani) che hanno violentato e ucciso una loro compagna di classe di quattordici anni? Verso l'italiano che ha stuprato una ragazza rumena? O la tolleranza zero deve valere solo per gli extracomunitari e i nostri figli devono essere lasciati liberi di delinquere?
ì, io mi sento meno sicuro in questo paese e ho molta paura.

Degli italiani però.

Marino Buzzi

orrori quotidiani

in ventitrè indagati per lo stupro di gruppo di una ragazza di 14 anni

articolo qui

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