Siamo un gruppo di donne: amiche, colleghe, mamme... Da tempo mettiamo le nostre esperienze di solidarietà femminile in comune, ne parliamo, riflettiamo, e pensiamo che molte donne costruiscano, nella vita di tutti i giorni, una silenziosa ma potente rete di affetti, di aiuti, di sostegno. Alcune di noi vengono da altre esperienze o vi sono tuttora coinvolte (Comitato per la pace Spartacus, Collettivo Echidna, Mamme per la Pace...), altre si sono semplicente unite confluendo il loro apporto personale di donne attente alla realtà che ci circonda e con la volontà di "uscire dal silenzio". Abbiamo pensato di costituire un gruppo, il Collettivo Pacha Mama, per cercare di essere un punto di riferimento e di scambio di esperienze per chiunque si senta sensibile alla lotta e alla solidarietà femminili.

AVVISO


Ciao a tutt*, è stata ripristinata la mail vecchia:

pachamama.ferrara@hotmail.it

ci auguriamo che non venga bloccata mai più

sezioni

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26 mag 2011

La filosofa Martha C. Nussbaum a Bologna

Cura, educazione e cittadinanza
il 7 giugno 2011 in Regione (via della Fiera 8),
lectio magistralis della studiosa americana.

Durante la conferenza, in programma a partire dalle ore 10.00 presso la sala convegni della Terza torre (via della Fiera 8), organizzata dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale e dalla Regione Emilia-Romagna, Martha C. Nussbaum presenterà il suo ultimo libro – Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, appena pubblicato da Il Mulino.

Nominata nel 2005 e nel 2008 dal magazine Foreing Policy come una dei cento intellettuali più influenti al mondo, Martha Nussbaum oggi insegna Law and ethics all’Università di Chicago. In passato ha avuto una cattedra anche ad Harvard ed ha accompagnato le Nazioni unite nella definizione e nell’implementazione di programmi di sviluppo con particolare riferimento alla condizione di genere, in India e non solo.

Molto tradotta e conosciuta in Italia per le sue posizioni di femminista critica, Marta Nussbaum ha dato un contributo determinante al capability approach, la cosiddetta teoria delle capacità sviluppata insieme al premio Nobel per l’economia Amartya Kumar Sen e al filosofo politico John Rawls. Nella sua ricerca teorica si è misurata inoltre con la condizione delle donne nei paesi in via sviluppo, con la disabilità innata e acquisita, con lo stretto legame che intercorre tra formazione umanistico-socratica della persona e qualità della democrazia, dando interpretazioni originali e innovative sia alla “teoria della giustizia” che al valore della “cura” nel pensare una società degna di essere vissuta da ogni essere umano.

“Sedotti dall’imperativo della crescita economica e dalle logiche contabili a breve termine – è il pensiero della filosofa – molti paesi infliggono pesanti tagli agli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. E così, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali, mentre l’innovazione chiede intelligenze flessibili, aperte e creative, l’istruzione si ripiega su poche nozioni stereotipate”.

La lectio magistralis di Martha Nussbaum sarà presentata da Roberto Grilli, direttore dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale, con interventi dell’economista politico Luigino Bruni dell’Università Bicocca di Milano. Conclude l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Imola: “Per forza, non per amore”

Convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati

il 27/05/2011
dalle 09:00 alle 18:00
Presso la Sala Bcc Città e cultura, via Emilia 212 – Imola (BO)
Organizzato da Associazione Trama di terre – Centro interculturale delle donne


L’associazione interculturale di donne native e migranti Trama di terre organizza, con i patrocini della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Imola, il convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati dal titolo “Per forza, non per amore”.

Il convegno si propone di dare voce alle storie delle giovani donne vittime di matrimoni forzati, facendo emergere con forza la parola politica e le pratiche delle associazioni di donne migranti in Italia e in altri Paesi, come l’Inghilterra e il Marocco.

A partire dall’esposizione della ricerca condotta dall’Associazione Trama di Terre nel 2009, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, si fornirà un quadro complessivo degli strumenti giuridici a disposizione in Italia e all’estero per la prevenzione e la protezione delle vittime.

Particolare attenzione verrà prestata ai casi concreti e alle difficoltà incontrate da chi raccoglie le denunce, accoglie le donne e ne sostiene i percorsi di autonomia per delineare corrette modalità di intervento.

Iscrizione al convegno attraverso il sito dell’associazione Trama di terre.
Recapito telefonico per contatti 0542 28921

28 apr 2011

LE DONNE E LA GUERRA. Incontro e rassegna cinematografica a Ferrara

LE DONNE E LA GUERRA

Incontro
GIOVEDI 5 MAGGIO ore 18.00
Magazzini Generali
via Darsena 57 - Ferrara

Interverranno:
Stefania Calza: "Le donne, vittime tra le vittime delle guerre"
Fiorenza Tarricone: "Lo stupro come arma di guerra"
Mathilde Muhindo: "Repubblica Democratica del Congo: la capitale mondiale degli stupri"

Le associazioni che hanno organizzato la rassegna vogliono invitare, con l’incontro del 5 maggio, a riflettere su un tema ricorrente in ogni guerra, e sempre, purtroppo, d’attualità: le donne come terra di conquista, lo stupro come arma. Questa violenza è stata a lungo sottaciuta ed è stata persino tollerata come uno degli inevitabili mali durante i conflitti, non vi è esercito anche in missione di pace che non l’abbia praticata.

E se pure l’Onu, con la risoluzione 1820, firmata da oltre 30 stati membri tra cui l’Italia, ha finalmente ammesso che lo stupro di massa è una tattica militare

ed è equiparata ad atti di terrorismo internazionale, la strada perché questo entri a fare parte della coscienza civile di ogni paese è ancora lunga e dolorosa ed il vederne la fine appartiene all’impegno di ognuno di noi.



LE DONNE E LA GUERRA
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
Racconti di vita di donne durante i conflitti
in collaborazione con Arci

Sala Boldini
ingresso 5 euro

Martedi 17 maggio, ore 21.00
Post Mortem, regia di Pablo Larrain

Martedi 24 maggio, ore 21.00
Bhutto, regia di Duane Baughman e Johnny O'Hara

Martedi 31 maggio, ore 21.00
Illegal, regia di Olivier Masset - Depasse

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23 apr 2011

Incontro con Mathilde Muhindo a IMOLA

Una guerra nella guerra, la violenza contro le donne. Incontro con Mathilde Muhindo


MARTEDì 3 MAGGIO 2011, h 20.30 presso la Sala S. Francesco della Biblioteca Comunale di Imola

Amnesty International, Trama di Terre, Oratorio di S. Giacomo, A.D.A.R.K. presentano...

MATHILDE MUHINDO
Repubblica Democratica del Congo: una guerra nella guerra, la violenza contro le donne

Parteciperanno:

Mathilde Muhindo, attivista per i diritti delle donne della Repubblica Democratica del Congo, direttrice del Centro Olame

Noemi Dalmonte, operatrice umanitaria in programmi contro la violenza alle donne

Mathilde Muhindo: attivista per i diritti delle donne della Repubblica Democratica del Congo, opera per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni del suo paese e di tutto il mondo al problema della violenza alle donne in tutte le sue forme: dallo stupro come arma di guerra, alla violenza domestica, alla discriminazione di genere a tutti i livelli, che relega donne e bambine nella povertà per mancanza d’istruzione, di prospettive, di partecipazione, di libertà. E' direttrice del Centro Olame, che fornisce assistenza alle vittime d’abusi e alle ragazze madri e offre sostegno a una popolazione ancora stremata dalla guerra, attraverso la promozione delle donne e dei loro diritti.

27 ott 2010

Due dame selvagge: Corinna Bille e Anne Hébert

Sabato 30 ottobre per l’intera giornata, a partire dalle ore 10, si terrà nella Caffetteria del Castello Estense di Ferrara, organizzata dall’Associazione culturale Leggere Donna, una giornata di studi - dal titolo Due dame selvagge - su un confronto tra due grandi scrittrici francofone: la svizzera Corinna Bille e la canadese Anne Hébert.

Il titolo vuole mettere in evidenza quella che una delle caratteristiche comuni alle due scrittrici: il loro aspetto e il loro stile di vita di grandi signore apparentemente borghesi in netto contrasto con la loro scrittura trasgressiva che tratta temi forti e quanto meno insoliti.

Corinna Bille (1912-1979) nata e vissuta nel cantone a lingua francese del Valais, è stata poeta e narratrice, la più famosa tra le scrittrici contemporanee della Svizzera. Autrice di più di quaranta opere, tra raccolte di poesia, romanzi e racconti deve la sua fama soprattutto a questi ultimi, genere in cui eccelle. Pur essendo stata tradotta anche in italiano, non è da noi altrettanto conosciuta come nel suo paese e in Francia, dove è stata pubblicata da Gallimard e dove ha ricevuto un gran numero di premi tra cui il prestigioso premio Goncourt.
In italiano, oltre alla raccolta tra prosa e poesia Cento piccole storie crudeli (Casagrande, 2001), sono stati pubblicati due romanzi - Foreste oscure (Ulivo, 2004), Teodata (Ulivo, 1997) - e la raccolta di racconti La fragola nera (Crescenzi, 1993), tutti da case editrici del Canton Ticino. Da case editrici italiane sono stati pubblicati invece Eterna Giulietta (Tufani, 2001), Due passioni (Mobydick, 2002), La damigella selvaggia (Tufani, 2002), tutti e tre curati e tradotti dalla traduttrice e poeta ferrarese Monica Pavani.

Anne Hébert (1916-2000) è nata nel Québec dove ha passato la giovinezza per poi trasferirsi a Parigi dove ha vissuto a lungo, ottenendo fama e successo grazie soprattutto ai grandi romanzi pubblicati dalle Editions du Seuil, e tornare infine negli ultimi anni in Canada. Autrice di un gran numero di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie, è la maggiore scrittrice canadese di lingua francese, ha ricevuto numerosi premi tra i più importanti sia francesi che canadesi ed è considerata la grande dama delle letteratura québecchese.
In italiano sono stati pubblicati in passato il romanzo Kamouraska, ora fuori commercio, e Clara che a quindici anni disse di sì (EL, 1995), due raccolte di poesie Io sono la terra e l’acqua e Gli offesi (Marsilio, 1978) e recentemente Il torrente (Sinnos, 2005), romanzo breve che anticipa molti dei temi ricorrenti nell’opera di Anne Hébert, e dalle edizioni Tufani tre dei più suoi romanzi più belli: L’ultimo giorno dell’estate (in originale Les Fous de Bassan) nel 2002, Un vestito di luce nel 2007 e I bambini del sabba nel 2008, tre autentici capolavori.

La giornata è organizzata dall’Associazione culturale Leggere Donna - Luciana Tufani Editrice
Con il contributo economico di: Pro Helvetia, Cantone del Valais, Assessorato alla cultura del Comune di Ferrara, Assessorato alle pari opportunità della Provincia di Ferrara
e con il patrocinio dell’Ambasciata del Canada

8 ott 2010

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO PER SALVARE FAITH AIWORO

Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
mi chiamo Bruna Giovanna Pineda, sono assessora alla Pace e ai Diritti Umani del Comune di Rovigo, e mi rivolgo a Lei per questo mio appello in quanto massimo rappresentante dello Stato Italiano e garante della Nostra amata Costituzione .

Innanzitutto le dovrò raccontare la storia di Faith, una ragazza nigeriana di venti anni che aveva un sogno…quello di poter vivere in un Paese civile, e pensava di averlo trovato in Italia.

Faith riesce a fuggire dal suo paese, la Nigeria, nel 2007. Durante un tentativo di stupro da parte del suo datore di lavoro - appartenente a una delle più ricche e influenti famiglie dello stato -, Faith (che all'epoca non aveva ancora vent'anni), lo uccide. Quando, su cauzione, viene rilasciata dal carcere, decide di fuggire in Italia senza attendere il processo: l'ordinamento del suo paese non prevede l'attenuante della legittima difesa e rischia dunque (anche per le pressioni della famiglia del suo datore di lavoro/stupratore) di essere sicuramente condannata a morte. In Italia Faith spera di rifarsi una vita e invece, dopo tre anni, non riesce ad ottenere neanche il permesso di soggiorno. Così questa estate, quando le sue urla durante un nuovo tentativo di stupro fanno giungere una volante nella casa di Bologna dove abita, quello che attende Faith è dapprima il Cie di via Mattei e poi, il 20 luglio, nonostante la richiesta d'asilo presentata dal suo avvocato, il rimpatrio forzato in Nigeria dove attualmente è detenuta in attesa della condanna a morte per impiccagione. Solerti funzionari/burocrati fanno notare che il rimpatrio di Faith era inevitabile poiché su di lei gravavano già due decreti di espulsione. Ma il punto è che Faith non doveva/poteva essere espulsa. L'art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000) dice infatti: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.”. E invece è stata stata rimpatriata il giorno stesso in cui veniva presentata la sua domanda per l’asilo politico, senza nemmeno darle il tempo di raccontare la sua storia e da quel giorno di lei non si è saputo più niente.

Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, non si è esitato a mandare al patibolo una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile, una donna da cui tutte abbiamo tanto da imparare. Allora perché continuiamo a tacere ? Con il nostro silenzio la stiamo condannando a morte una seconda volta.

Carissimo Presidente, mi rivolgo a Lei con la speranza che questa volta l’appello per salvare Faith non cada nel vento: questa ragazza è stata condannata a morte solo perché ha avuto il coraggio di ribellarsi agli abusi e alle violenza, e noi non possiamo esserne complici.


Visto che l’Italia giustamente si è sempre stata in prima linea (vedi la campagna per salvare Sakineh) per denunciare quei paesi che violano i diritti umani, come mai nel caso di Faith, dove è stato violato l’art. 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, oltre l’art. 2 e 10 della nostra Costituzione, nonostante i numerosi appelli di associazioni è calato un imbarazzante silenzio? Come se non bastasse la vicenda di Faith apre "un pericoloso precedente", potendo divenire un deterrente a ribellarsi a violenze subite per tutte quelle donne migranti in condizione di "clandestinità" . Tutto ciò non è accettabile per uno stato che si definisca “democratico” e “civile” come il nostro.


Con la speranza e la fiducia che questa volta l’appello per salvare Faith venga ascoltato,


Cordiali saluti

Bruna Giovanna Pineda

Assessora alla Pace e ai Diritti Umani

Comune di Rovigo


ps: per chi volesse mandare l'appello...

Di seguito l’indirizzo internet dove si può trovare l’appello da sottoscrivere
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/09/25/un-appello-internazionale-per-faith/

12 apr 2010

stasera al cdd con Pachamama

LUNEDI' 12 APRILE alle ore 20.30
al Centro Documentazione Donna, via Terranuova 12/b:

Per non dimenticare

Quando a emigrare eravamo noi



Proiezione dei documentari:



Accolti a braccia chiuse
di Alvaro Bizzarri



Alvaro Bizzarri, emigrato in Svizzera negli anni ’70, ha iniziato a girare da cineamatore dei documentari che testimoniano le condizioni in cui vivevano gli immigrati in Svizzera, che presentano significative analogie con quelle che ora riserviamo a chi viene come immigrata o immigrato in Italia. I documentari sono stati presentati all’ultima edizione del festival del cinema di Locarno.



Questi i filmati, sceglieremo insieme quali vedere:



IL TRENO DEL SUD

56 min. – super 8 – col. – 1970

Paolo parte per lavorare in Svizzera dove scopre la situazione dei lavoratori immigrati, senza diritti e costretti a vivere nelle baracche. Il protagonista cerca di mobilitarli per migliorarne le condizioni. Disgustato dal clima xenofobo, decide di riprendere il treno del sud per continuare la sua lotta in Italia.


IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

48 min. – 16 mm – b/n – 1974

Dietro la facciata di una moderna città svizzera in piena espansione, un’altra realtà: le baracche malsane dove alloggiano migliaia di lavoratori stagionali separati dalle loro famiglie.



PAGINE DI VITA DELL’EMIGRAZIONE

54 min. – 16 mm – b/n – 1976

Traduzione in immagini di poesie scritte da immigrati che evocano le sofferenze dello sradicamento, la nostalgia del paese d’origine e le difficoltà d’integrazione nel nuovo paese.



TOUCHOL
56 min. – 16 mm – col. – 1990

Arrivato di recente in Svizzera come stagionale, Giuseppe non sopporta di vivere nelle baracche fornite dal suo datore di lavoro. Grazie a una coppia di portinai italiani, riesce ad affittare un monolocale. Ma i suoi vicini gli rimproverano di suonare la chitarra la sera e minacciano i portinai di sporgere denuncia dato che il contratto d’affitto è illegale. Giuseppe è costretto a tornare a vivere nella baracca.


LO STAGIONALE

50 min. – super 8 – b/n – 1971

In seguito alla morte della moglie, Giuseppe deve prendere con sé in Svizzera, dove lavora come stagionale, il suo bambino. Lo statuto dello stagionale vieta al figlio di rimanere con il padre, le autorità gli negano un permesso di soggiorno. Il ragazzo è costretto a vivere chiuso in casa aspettando il ritorno del padre dal lavoro. Il giorno dell’espulsione organizza una manifestazione per denunciare la condizione dei figli clandestini.

23 feb 2010

A SIlvio, di Elvira Dones

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazzealbanesi". Durante il recente incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze"



"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei
non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo
disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di
notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da
Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto:rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul
marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia
albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del
Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora -
tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia:
così, per gioco, o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. ggi è solo un rifiuto della società,
non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia
nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo
Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera:
andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti
altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate,appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di
Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso,signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
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Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere Albanesi e Inglesi all'
Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di
Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente
risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di
giornalista e sceneggiatrice.


4 feb 2010

DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER

Il Collettivo Pachamama presenta:

DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER

LUNEDI' 8 FEBBRAIO ORE 20.30
presso il Centro Documentazione Donna in via Terranuova 12/B Ferrara

Incontro testimonianza con la Dott.ssa Bridget Yorgure,
Rappresentante MOSOP - ITALIA
Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni del Delta del Niger - Nigeria,
che ci parlerà della lotta del popolo Ogoni.
DURANTE LA SERATA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO
"DELTA FORCE" girato da Ken Saro-Wiwa, un grande poeta africano.

Il movimento per la sopravvivenza del Popolo Ogoni in Italia e l'Associazione di donne nigeriane "Nigerian Women CulturalPromotion", il circolo San Francesco d'Assisi, il Comune di Rovigo, hanno deciso di sostenere la costruzione e la crescita di una scuola in Nigeria.Durante la serata saranno a dispozione dei partecipanti un banchetto allestito con diversi oggetti africani, magliette del MOSOP, libri di Ken Saro-Wiwa tradotti in lingua italiana, il calendario 2010 della mondialità.
Il ricavato andrà a sostenere la costruzione di una scuola sul delta del Niger in Nigeria, la "Albright Primary School and College", per oltre 600 bambini e bambine che sono orfani o vengono da famiglie cosi povere che non sono in grado di pagare, in un sistema scolastico nazionale di tipo privato, né le rette né il corredo che vengono richiesti dalle scuole private.

30 dic 2009

Gennaio al Centro Documentazione Donna

Giovedì 7 gennaio alle ore 16.30 si incontreranno le socie del gruppo cinema. Tema dell'incontro è il film L’ottava moglie di Barbablù, interpretato da Claudette Colbert, che fa parte del ciclo dedicato alle attrici della commedia americana degli anni ’20. L'incontro è aperto al pubblico.

Lunedì 11 gennaio alle ore 20.30 riunione Arcilesbica.

Giovedì 14 gennaio alle ore 18 si terrà il secondo incontro della serie Poete e Poete. Nicoletta Buonapace leggerà alcune sue poesie che parlano dell’amore tra donne e presenterà l’opera di Maria Mercè Marçal, una delle più potenti voci della poesia catalana del Novecento.

Lunedì 18 gennaio alle ore 20.30 il collettivo Pachamama propone: Sangue e linfa: erbe e corpo femminile, ossia un percorso che va dalla pubertà/mestruazioni all'età fertile/parto/allattamento, fino alla menopausa e all'età anziana, attraverso il legame con il sapere popolare e antico sulle piante. Dialogherà con noi Annalisa Malerba, dell'Eco-Istituto Alto-Polesine.

Giovedì 21 gennaio alle ore 16.30 si terrà una riunione organizzativa del gruppo di lettura. Sono invitate tutte le socie e simpatizzanti interessate a creare un gruppo in cui discutere libri proposti di volta in volta da una componente del gruppo.

Lunedì 25 gennaio alle ore 20.30 Arcilesbica e Chiacchiericcio di genere propongono un film.

Martedì 26 gennaio alle ore 20.30 Emanuela Mari parla di Boldini e le sue donne. La conversazione sarà accompagnata dalla proiezione di immagini delle donne ritratte e/o amate dal pittore.

Giovedì 28 gennaio alle ore 16.30 si incontreranno le socie del gruppo cinema. Tema dell'incontro è il film I milioni della manicure, interpretato da Carole Lombard, che fa parte del ciclo dedicato alle attrici della commedia americana degli anni ’20. L'incontro è aperto al pubblico.

REDAZIONE
Centro Documentazione Donna
email: cddferrara@alice.it

6 nov 2009

Donne nel guatemala

dal sito di mujeres libres un articolo sulla situazione delle donne nel guatemala

rassegna web

Violenza sessuale e assenza di diritti umani e di liberta' fondamentali: Le Donne di Guinea di Maria Melania Barone

CONAKRY - Un appello apparso su Facebook e colto da Le Monde rivela il degrado culturale e civile della Guinea. Un prezzo altissimo che, in una regione cosi' arretrata, e' pagato principalmente dalle donne. Una lettera d'aiuto e' stata recapitata alla redazone di Le Monde e a numerose altre associazioni europee di volontariato al fine di far emergere la tragedia delle donne di Guinea, violentate in pieno giorno, penetrate nelle parti intime da fucili e uccise in un modo efferatissimo mentre si trovavano a protestare per le candidatura alla Presidenza della Repubblica di questa regione africana.
Era il 28 Settembre quando a Conakry, la capitale della Guinea, la popolazione protestava contro la dittatura militare per un pacifico ritorno alla vita costituzionale. La violenza e stata compiuta dall'esercito sotto gli occhi dell'esercito stesso e di quanti assistevano alla manifestazione. Secondo i volontari della societa' civile, la repressione sarebbe un chiaro segnale della volonta' del CNDD, il Consiglio nazionale di Democrazia e Sviluppo, di voler terrorizzare e sottomettere con la violenza quanti manifestano per un cambiamento politico.
Le donne stuprate ed umiliate non hanno voluto nemmeno recarsi presso gli ospedali perche' rischiano di essere fucilate, cosi' quelle poche donne che potevano permetterselo, sono andate a medicare in Senegal le ferite della repressione.

I volontari, fanno presente che dal 23 Dicembre 2008, il Forum delle Forze Vive della Guinea ha intrapreso tutte le pratiche pacifiche possibili alle quali e' stato risposto con diffidenza e con disprezzo. Questa e' la regione per cui hanno adesso intenzione di chiedere aiuto all'Europa. In questa regione africana le liberta' fondamentali sono state abolite ed anche i media rispondono ad un preciso programma dittatoriale. A questo punto il Forum delle Forze Vive della Guinea si e' proposto di mostrare all'opinione pubblica la posta in gioco delle prossime elezioni ed in particolare della candidatura di Cellou Dalein Diallo, candidato alle presidenziali e leader dell'Unione delle forze democratiche di Guinea.

Doveva essere una manifestazione pacifica ma, dapprima il saccheggio delle abitazioni dei leader politici del Forum di resistenza e poi la violenza sulle donne presenti alla manifestazione, hanno trasformato la manifesazione in un atto di guerriglia vera e propria.

Secondo i volontari della resistenza il massacro sarebbe avvenuto ad opera del capitano Moussa Dadis Camara, capo della giunta, il Generale Sekòuba Konatè, Ministro della difesa ed il Comandante Moussa Keita Segretario permanente della giunta. Questi personaggi, detentori del potere politico e militare, hanno tutta l'intenzione di ostacolare quanti vogliono la costituzione e mantenere la guerra civile. I volontari della resistenza non hanno chinato il capo ed anzi hanno cominciato una vera e propria battaglia mediatica chiedendo l'aiuto dei paesi stranieri e della stampa estera.

Ricordando non soltanto l'ultimo brutale evento, ma tutti i morti e i feriti che l'esercito della Guinea ha causato negli ultimi 10 anni, Amnesty International ha formulato all'inizio di Ottobre una petizione al fine di ottenere una commissione internazionale d'inchiesta sulle brutalita' del governo della Guinea.
16/10/2009 - dazebao.org


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