Siamo un gruppo di donne: amiche, colleghe, mamme... Da tempo mettiamo le nostre esperienze di solidarietà femminile in comune, ne parliamo, riflettiamo, e pensiamo che molte donne costruiscano, nella vita di tutti i giorni, una silenziosa ma potente rete di affetti, di aiuti, di sostegno. Alcune di noi vengono da altre esperienze o vi sono tuttora coinvolte (Comitato per la pace Spartacus, Collettivo Echidna, Mamme per la Pace...), altre si sono semplicente unite confluendo il loro apporto personale di donne attente alla realtà che ci circonda e con la volontà di "uscire dal silenzio". Abbiamo pensato di costituire un gruppo, il Collettivo Pacha Mama, per cercare di essere un punto di riferimento e di scambio di esperienze per chiunque si senta sensibile alla lotta e alla solidarietà femminili.

AVVISO


Ciao a tutt*, è stata ripristinata la mail vecchia:

pachamama.ferrara@hotmail.it

ci auguriamo che non venga bloccata mai più

sezioni

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23 giu 2011

Lavoro, un bando per donne uscite dal mercato del lavoro

Regione Emilia-Romagna

Lavoro, un bando per donne uscite dal mercato del lavoro
L'iniziativa prevede formazione e orientamento per donne uscite dal mercato del lavoro per esigenze di conciliazione. I progetti entro il 28 luglio
In sintesi

La Giunta regionale ha approvato il bando per la presentazione di attività di orientamento professionale per donne uscite dal mercato del lavoro per esigenze di conciliazione. Il bando è rivolto agli enti di formazione che possono presentare i progetti entro il 28 luglio.
I finanziamenti a disposizione ammontano a 600mila euro e rientrano nel programma regionale di interventi per favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Gli interventi devono seguire la metodologia “Retravailler”.
Per presentare le attività è possibile utilizzare la procedura web disponibile all’indirizzo https://sifer.regione.emilia-romagna.it.

15.06.2011

Copyright: royalty freeLa Giunta regionale ha approvato il bando per la presentazione di attività di orientamento professionale per donne uscite dal mercato del lavoro per esigenze di conciliazione. Gli enti di formazione possono presentare i loro progetti entro le ore 12 del 28 luglio.

A disposizione la Regione mette risorse pari a 600mila euro nell’ambito di un programma regionale di interventi per favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, nato da un’intesa con il Dipartimento per le pari opportunità. Gli interventi dovranno essere progettati e realizzati facendo ricorso alla metodologia “Retravailler”, ed essere erogata da professionisti abilitati. “Retravailler” è ritenuta la metodologia teorico-pratica di orientamento al lavoro al momento più qualificata a livello europeo.

Le azioni dovranno essere rivolte a donne uscite dal mercato del lavoro per esigenze legate alla presenza di figli minori, genitori anziani, familiari con disabilità, ma anche a donne sole disoccupate con figli a carico e a lavoratrici che abbiano usufruito di un periodo di congedo parentale. L’individuazione delle potenziali destinatarie sarà curata dalle Province attraverso i Centri per l’impiego.

La formazione dovrà accompagnare le partecipanti nella ricostruzione dell’esperienza professionale pregressa, nella valorizzazione delle competenze, anche acquisite in contesti informali o non formali, nell’individuazione delle risorse e delle criticità personali; nell’analisi delle aspettative e delle aspirazioni. Ciascuna partecipante sarà inoltre supportata nella costruzione di un piano di re-inserimento professionale e dovrà acquisire le necessarie tecniche per la ricerca attiva del lavoro.

Gli enti potranno presentare solo progetti che comprendono la totalità degli interventi previsti e la copertura dell’intero territorio regionale. E’ prevista infatti la realizzazione di due edizioni per Provincia e di tre per le Province di Bologna e di Modena, per un totale di venti edizioni. Per presentare le attività è possibile utilizzare l’apposita procedura web disponibile all’indirizzo https://sifer.regione.emilia-romagna.it

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it

26 mag 2011

Imola: “Per forza, non per amore”

Convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati

il 27/05/2011
dalle 09:00 alle 18:00
Presso la Sala Bcc Città e cultura, via Emilia 212 – Imola (BO)
Organizzato da Associazione Trama di terre – Centro interculturale delle donne


L’associazione interculturale di donne native e migranti Trama di terre organizza, con i patrocini della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Imola, il convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati dal titolo “Per forza, non per amore”.

Il convegno si propone di dare voce alle storie delle giovani donne vittime di matrimoni forzati, facendo emergere con forza la parola politica e le pratiche delle associazioni di donne migranti in Italia e in altri Paesi, come l’Inghilterra e il Marocco.

A partire dall’esposizione della ricerca condotta dall’Associazione Trama di Terre nel 2009, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, si fornirà un quadro complessivo degli strumenti giuridici a disposizione in Italia e all’estero per la prevenzione e la protezione delle vittime.

Particolare attenzione verrà prestata ai casi concreti e alle difficoltà incontrate da chi raccoglie le denunce, accoglie le donne e ne sostiene i percorsi di autonomia per delineare corrette modalità di intervento.

Iscrizione al convegno attraverso il sito dell’associazione Trama di terre.
Recapito telefonico per contatti 0542 28921

28 apr 2011

LE DONNE E LA GUERRA. Incontro e rassegna cinematografica a Ferrara

LE DONNE E LA GUERRA

Incontro
GIOVEDI 5 MAGGIO ore 18.00
Magazzini Generali
via Darsena 57 - Ferrara

Interverranno:
Stefania Calza: "Le donne, vittime tra le vittime delle guerre"
Fiorenza Tarricone: "Lo stupro come arma di guerra"
Mathilde Muhindo: "Repubblica Democratica del Congo: la capitale mondiale degli stupri"

Le associazioni che hanno organizzato la rassegna vogliono invitare, con l’incontro del 5 maggio, a riflettere su un tema ricorrente in ogni guerra, e sempre, purtroppo, d’attualità: le donne come terra di conquista, lo stupro come arma. Questa violenza è stata a lungo sottaciuta ed è stata persino tollerata come uno degli inevitabili mali durante i conflitti, non vi è esercito anche in missione di pace che non l’abbia praticata.

E se pure l’Onu, con la risoluzione 1820, firmata da oltre 30 stati membri tra cui l’Italia, ha finalmente ammesso che lo stupro di massa è una tattica militare

ed è equiparata ad atti di terrorismo internazionale, la strada perché questo entri a fare parte della coscienza civile di ogni paese è ancora lunga e dolorosa ed il vederne la fine appartiene all’impegno di ognuno di noi.



LE DONNE E LA GUERRA
RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
Racconti di vita di donne durante i conflitti
in collaborazione con Arci

Sala Boldini
ingresso 5 euro

Martedi 17 maggio, ore 21.00
Post Mortem, regia di Pablo Larrain

Martedi 24 maggio, ore 21.00
Bhutto, regia di Duane Baughman e Johnny O'Hara

Martedi 31 maggio, ore 21.00
Illegal, regia di Olivier Masset - Depasse

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23 apr 2011

Incontro con Mathilde Muhindo a IMOLA

Una guerra nella guerra, la violenza contro le donne. Incontro con Mathilde Muhindo


MARTEDì 3 MAGGIO 2011, h 20.30 presso la Sala S. Francesco della Biblioteca Comunale di Imola

Amnesty International, Trama di Terre, Oratorio di S. Giacomo, A.D.A.R.K. presentano...

MATHILDE MUHINDO
Repubblica Democratica del Congo: una guerra nella guerra, la violenza contro le donne

Parteciperanno:

Mathilde Muhindo, attivista per i diritti delle donne della Repubblica Democratica del Congo, direttrice del Centro Olame

Noemi Dalmonte, operatrice umanitaria in programmi contro la violenza alle donne

Mathilde Muhindo: attivista per i diritti delle donne della Repubblica Democratica del Congo, opera per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni del suo paese e di tutto il mondo al problema della violenza alle donne in tutte le sue forme: dallo stupro come arma di guerra, alla violenza domestica, alla discriminazione di genere a tutti i livelli, che relega donne e bambine nella povertà per mancanza d’istruzione, di prospettive, di partecipazione, di libertà. E' direttrice del Centro Olame, che fornisce assistenza alle vittime d’abusi e alle ragazze madri e offre sostegno a una popolazione ancora stremata dalla guerra, attraverso la promozione delle donne e dei loro diritti.

22 feb 2011

SE NON ORA QUANDO? PROPOSTA PER L' 8 MARZO

Siamo sempre noi, tornate dopo il 13 febbraio alla fatica quotidiana, alle incertezze del futuro, ai pensieri e luoghi dove siamo diversamente occupate o precarie o disoccupate, ma la visibilità collettiva di un giorno ci rende oggi più visibili anche a noi stesse, apre scenari che non riuscivamo più a immaginare, ci consente di porre alla politica questioni su cui abbiamo a lungo lavorato coinvolgendo altre donne. Eccoci qui a riprendere il dialogo che era stato per un po’ sospeso, perché anche noi siamo state travolte dall’enormità di ciò che è accaduto domenica, non solo sul piano quantitativo, ma dalla ricchezza ed intensità della partecipazione e delle aspettative. Ed eravamo, in parte ancora un po’ lo siamo, stanche …
Ma ora siamo di nuovo qui pronte a fare dell’8 marzo un altro appuntamento importante. Il comitato Senonoraquando 13 febbraio vuole collegare questa giornata al 17 marzo che è la festa del 150esimo dell’Unità e porre al centro delle iniziative dell’8marzo due questioni che sono fondamentali per le cittadine italiane, vecchie e nuove. La prima è la precarietà del lavoro che per le donne significa una precarietà dell’esistenza che impedisce spesso la scelta della maternità, la libertà di essere madri; la seconda è l’emergenza dell’informazione in Italia guardata dal doppio punto di vista di come vengono (o non vengono) raccontate e rappresentate le donne dai vari media e di come le donne riescono (o non riescono) a fare informazione.

Questo è lo spunto che vorremmo condividere con tutte voi, il prossimo 8 marzo.

Presto daremo sul blog nuove informazioni su come poter collaborare assieme, ancora, a questo nuovo appuntamento.





Articolo tratto dal blog
http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/

CASA DELLE DONNE DI FERRARA
via Terranuova 12/b - 44100 Ferrara - cddferrara@alice.it

8 ott 2010

CARA MINISTRA CARFAGNA LE DONNE NON DENUNCIANO LA VIOLENZA PERCHE' IN ITALIA HANNO PAURA

Carissime e Carissimi,
oggi è un giorno tristissimo perchè è stato nuovamente e brutalmete riconfermato ciò che sosteniamo da tempo...la violenza contro le donne non ha colore, nè religione, nè stato di appartenenza, e troppo spesso ha le chiavi di casa...la notizia dl ritrovamento di Sarah Scalzi ci ha tutte/i sconvolti...una giovane donna di 15 anni uccisa dallo zio solo perchè ha avuto il coraggio e la forza di dire di NO!

Ieri avevo mandato una lettera simbolica alla nostra Ministra delle P.O. per denunciare a lei e al Governo le reciproche responsabilità...scusatemi se insisto ma in questo momento difficile non sento molte voci pronte ad esternare la propria indignazione...

un abbraccio

Giovanna





“Cara Ministra Carfagna, le donne non denunciano le violenze perché in Italia hanno paura”

L’assessora Pineda si rivolge alla Ministra in merito alle sue dichiarazioni sui fatti di violenza avvenuti di recente nel nostro Paese


COMUNE DI ROVIGO
Ufficio Stampa: Paola Gasperotto
Tel.0425/206102
e-mail: ufficiostampa@comune.rovigo.it

“Cara Ministra Carfagna, le donne non denunciano le violenze perché in Italia hanno paura”
L’assessora Pineda si rivolge alla Ministra in merito alle sue dichiarazioni sui fatti di violenza avvenuti di recente nel nostro Paese.

“Sono successi alcuni fatti di cronaca nazionale e locale, a dir poco inquietanti”. E’ quanto afferma l’assessora alle Pari opportunità Bruna Giovanna Pineda, che non nasconde la sua rabbia sia per quanto è accaduto e continua ad accadere in termini di violenza sulle donne, che per le dichiarazioni della Ministra Carfagna. Gli ultimi fatti riguardano, in particolare, la vicenda della ragazza pakistana di Novi e di sua madre che per difendere la figlia si è scaraventata contro il padre ed è stata uccisa e ai due casi di stupro avvenuti a Rovigo.
“Prendo atto della giusta presa di posizione della Ministra Carfagna – prosegue Pineda -, che ha dichiarato di essere vicina alle donne immigrate, invitandole a denunciare le violenze e che l’Italia non accetta gli uomini che non rispettano le donne. Ma allora mi chiedo e le chiedo, perché se è così vicina alle immigrate, quando vengono stuprate e scoperte senza permesso di soggiorno vengono inviate nei Cie e poi rimpatriate, come è successo a Faith della quale da luglio di quest’anno non si sa più nulla? E, se da un lato la Ministra si è costituita parte civile per la ragazza di Novi, perché non si costituisce parte civile ogni qualvolta in Italia si verifichi un femminicidio ( questa estate in Veneto c’è stata una vera e propria carneficina di donne), e perché il Suo Governo ha tagliato i fondi, oltre che alle forze dell’ordine, ai centri antiviolenza, le uniche strutture deputate ad aiutare le donne vittime di violenza; ha tagliato i fondi al n. verde 1522 attivato per le denuncie; ha chiuso le postazioni locali del n. verde antitratta, creando un durissimo colpo al sistema di aiuto alle vittime e al contrasto del racket?
Ricordo inoltre alla Ministra che lei ha sostenuto il “pacchetto sicurezza”, il quale antepone il reato di clandestinità a anche al reato di stupro e di violenza e impedisce alle vittime prive di permesso di soggiorno, cioè clandestine, di essere aiutate. Questo significa incitare e istigare alla violenza: chiunque non denunci e tenti di fermare questa ingiustizia ne è complice.
E in ogni caso la stessa mobilitazione messa in campo per la vicenda di Novi o per il caso Sakineh, va attuata anche per delitti e le ingiustizie commesse dagli Italiani e dal nostro Stato:la violenza sulle donne non ha colore, nazione o altro, va combattuta e basta .
Infine chiedo al ministro Maroni, che dovrebbe difenderci, se nei CIE, visto che come ha affermato ultimamente a Lendinara sarebbero dei lager necessari per metterci dentro chi violenta e uccide le donne, intende davvero metterci i veri colpevoli, che guarda caso sono quasi tutti italiani con tanto di documenti o se come al solito ha dovuto fare la solita dichiarazione falsa e d’effetto populista per nascondere la propria inefficienza. Purtroppo i dati parlano da soli e il femminicidio e le violenze sono drammaticamente in aumento L’unica cosa che è veramente clandestina in Italia è il diritto alla vita, soprattutto per noi donne.
Concludo esprimendo tutta la mia più sentita solidarietà alle vittime, invitandole ad accedere ai nostri servizi del Centro Antiviolenza: le nostre porte sono sempre aperte, per tutte, senza distinzione alcuna”.

I dati sulle violenze alle donne avvenute in Italia, si possono vedere sul sito

http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/post/2010/10/05/uomo-accusato-di-aver-drogato-stuprato-torturato-accoltellato-strangolato-la-nipote-di-12-anni/

Rovigo, 06/10/10

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO PER SALVARE FAITH AIWORO

Gentilissimo Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
mi chiamo Bruna Giovanna Pineda, sono assessora alla Pace e ai Diritti Umani del Comune di Rovigo, e mi rivolgo a Lei per questo mio appello in quanto massimo rappresentante dello Stato Italiano e garante della Nostra amata Costituzione .

Innanzitutto le dovrò raccontare la storia di Faith, una ragazza nigeriana di venti anni che aveva un sogno…quello di poter vivere in un Paese civile, e pensava di averlo trovato in Italia.

Faith riesce a fuggire dal suo paese, la Nigeria, nel 2007. Durante un tentativo di stupro da parte del suo datore di lavoro - appartenente a una delle più ricche e influenti famiglie dello stato -, Faith (che all'epoca non aveva ancora vent'anni), lo uccide. Quando, su cauzione, viene rilasciata dal carcere, decide di fuggire in Italia senza attendere il processo: l'ordinamento del suo paese non prevede l'attenuante della legittima difesa e rischia dunque (anche per le pressioni della famiglia del suo datore di lavoro/stupratore) di essere sicuramente condannata a morte. In Italia Faith spera di rifarsi una vita e invece, dopo tre anni, non riesce ad ottenere neanche il permesso di soggiorno. Così questa estate, quando le sue urla durante un nuovo tentativo di stupro fanno giungere una volante nella casa di Bologna dove abita, quello che attende Faith è dapprima il Cie di via Mattei e poi, il 20 luglio, nonostante la richiesta d'asilo presentata dal suo avvocato, il rimpatrio forzato in Nigeria dove attualmente è detenuta in attesa della condanna a morte per impiccagione. Solerti funzionari/burocrati fanno notare che il rimpatrio di Faith era inevitabile poiché su di lei gravavano già due decreti di espulsione. Ma il punto è che Faith non doveva/poteva essere espulsa. L'art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000) dice infatti: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.”. E invece è stata stata rimpatriata il giorno stesso in cui veniva presentata la sua domanda per l’asilo politico, senza nemmeno darle il tempo di raccontare la sua storia e da quel giorno di lei non si è saputo più niente.

Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, non si è esitato a mandare al patibolo una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile, una donna da cui tutte abbiamo tanto da imparare. Allora perché continuiamo a tacere ? Con il nostro silenzio la stiamo condannando a morte una seconda volta.

Carissimo Presidente, mi rivolgo a Lei con la speranza che questa volta l’appello per salvare Faith non cada nel vento: questa ragazza è stata condannata a morte solo perché ha avuto il coraggio di ribellarsi agli abusi e alle violenza, e noi non possiamo esserne complici.


Visto che l’Italia giustamente si è sempre stata in prima linea (vedi la campagna per salvare Sakineh) per denunciare quei paesi che violano i diritti umani, come mai nel caso di Faith, dove è stato violato l’art. 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, oltre l’art. 2 e 10 della nostra Costituzione, nonostante i numerosi appelli di associazioni è calato un imbarazzante silenzio? Come se non bastasse la vicenda di Faith apre "un pericoloso precedente", potendo divenire un deterrente a ribellarsi a violenze subite per tutte quelle donne migranti in condizione di "clandestinità" . Tutto ciò non è accettabile per uno stato che si definisca “democratico” e “civile” come il nostro.


Con la speranza e la fiducia che questa volta l’appello per salvare Faith venga ascoltato,


Cordiali saluti

Bruna Giovanna Pineda

Assessora alla Pace e ai Diritti Umani

Comune di Rovigo


ps: per chi volesse mandare l'appello...

Di seguito l’indirizzo internet dove si può trovare l’appello da sottoscrivere
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/09/25/un-appello-internazionale-per-faith/

1 ott 2010

A BOLOGNA

Riparte lo sportello del Servizio Itinerante Inserimento Donne

Fra le iniziative dell'ente di promozione sociale e culturale preposto alla formazione a favore dell'inclusione sociale "Form-azione in rete", nata su volontà dell'Associazione Amici di Piazza Grande onlus, riparte la quarta edizione dell'operazione denominata SIID 4 - Servizio Itinerante Inserimento Donne.

L'obiettivo principale del servizio quello di favorire l’inserimento o il reinserimento sociale delle donne, con particolare attenzione nei confronti delle donne sole con figli a carico, espulse dal mercato del lavoro, over 45, lavoratrici straniere addette ai lavori di cura, soggetti che si trovano in condizione di rischio di esclusione sociale, nuova povertà e povertà estrema, e offre servizi formativi e di aiuto all’orientamento e accompagnamento all’ingresso nel mercato del lavoro, specifici per il “Il contrasto alla povertà e al rischio di esclusione sociale”.

Lo sportello dell'iniziativa, sito in via Corazza 7/8 a Bologna è aperto da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 12.30 ed è possibile prendere appuntamento telefonando dal lunedì al venerdì e dalle 9 alle 17 ai numeri 051/417.17.90 o 051/417.17.91.

Per maggiori informazioni:
www.siid.it
www.forma-azioneinrete.it

21 set 2010

ALDRO, 5 ANNI DOPO

SABATO 25 SETTEMBRE 2010

presso la SALA BOLDINI, Via Previati 18, Ferrara


Programma della giornata:

Ore 10: "Non hanno ucciso il futuro"
Tavola rotonda con i famigliari di alcune vittime delle Forze dell'Ordine.
Con la partecipazione di Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, Haidi Giuliani, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, i figli di Aldo Bianzino ed altre testimonianze in via di definizione.
Coordina: Checchino Antonini, giornalista di "Liberazione".

Ore 15.30: "Arte e comunicazione per Federico"
Con la partecipazione di scrittori, attori, musicisti, disegnatori, registi, blogger che hanno dedicato opere a Federico Aldrovandi.
Coordina: Dean Bulletti, giornalista di Rai 3.

Ore 20.30: "E' stato morto un ragazzo"
Proiezione del docu-film di Filippo Vendemmiati, che sarà presente in sala.

Ore 22.15: Ritrovo in Piazza Trento e Trieste e Fiaccolata per Federico con arrivo in via Ippodromo.

Presso le Grotte del Boldini sarà allestita per tutta la giornata la mostra "Aldro, 5 anni dopo".

16 apr 2010

Dalla regione Emilia Romagna
"La contraccezione.Conoscere per scegliere", il nuovo opuscolo pubblicato in otto lingue
Per diffondere una corretta informazione sui metodi contraccettivi il Servizio Sanitario dell'Emilia Romagna ha aggiornato e ristampato in otto lingue - italiano, spagnolo, inglese, russo, arabo, albanese, cinese e rumeno - l'opuscolo "La contraccezione. Conoscere per scegliere". Il titolo richiama uno dei principali impegni degli operatori del settore: fornire a tutti, italiani e immigrati, gli strumenti di conoscenza indispensabili per fare scelte consapevoli, per tutelare la propria salute e la propria persona.

La pubblicazione, rivolta in primis alle donne straniere che vivono nella nostra regione, vuole chiarire dubbi e dare informazioni concrete, affinchè vi sia per tutte la possibilità di scegliere il metodo contraccettivo più adatto alle proprie esigenze e al proprio vissuto personale. Affinchè la gravidanza sia solo un momento felice e diminuisca il numero di donne che fanno ricorso all'aborto, una scelta comunque dolorosa e difficile.

Attraverso la sessualità si esprime un bisogno affettivo, è dunque un modo particolare e intimo di entrare in contatto con un'altra persona. Proprio per il suo valore di scambio è parte integrante della vita, anche in quei momenti in cui si vogliono, o si devono, evitare gravidanze. L'opuscolo nasce dall'ascolto, e come risposta, alle storie di alcune donne migranti che hanno deciso di stabilirsi in Emilia Romagna, o di trascorrere nella nostra regione un pezzo della loro esistenza. Progetti di vita anche molto differenti ma che hanno in comune la necessità di decidere quando avere un figlio e quando, almeno in un dato periodo, evitare una gravidanza.

Aicha, Kira, Valdete sono giunte in Italia con il loro compagno, ma hanno dovuto da subito fare i conti con le difficoltà dell'emigrazione, di fronte a un mondo per tanti aspetti diverso da quello conosciuto nella propria infanzia, in un paese straniero in cui l'organizzazione familiare muta, e i servizi, che pur essendo di aiuto non sostituiscono la "famiglia allargata" nell'educazione dei figli e nel lavoro domestico. Da qui l'obbligo di programmare le nascite, di attendere fra l'una e l'altra. Valbona, Melika, Luan, invece, sono arrivate in Italia perchè desiderano trovare una strada per il futuro. Dalle loro parole trapela il desiderio di farcela con le proprie forze, ma la strada può essere faticosa e può voler dire non avere lo spazio per una maternità.

L'informazione sulla contraccezione diviene, in questi percorsi, parte di una svolta più ampia, tessera di un puzzle in cui ridefinire l'identità secondo nuove coordinate. Di qui la centralità dei Servizi Sanitari offerti dalla Regione - Consultori familiari, Spazi Giovani e Spazi per le donne immigrate - punti di ascolto in cui ricevere, informazione e supporto rispetto alla propria salute fisica ed emotiva.

Scarica la guida >>

1 apr 2010

Corsi a Bologna

L'italiano per giovani donne immigrate e l'italiano per convincere: due laboratori organizzati dal Centro Risorse di Genere

Una competenza a tutto tondo della lingua italiana e la capacità di prendere la parola in pubblico, sfruttando con efficacia tutte le potenzialità del linguaggio, sono ormai doti indispensabili per l'inserimento nel mondo del lavoro di uomini e donne, ma anche per realizzare una piena cittadinanza, per partecipare a gruppi di lavoro o far sentire la propria voce in assemblee e comitati. Affinchè le potenzialità del linguaggio non rimangano inespresse o strumento discriminante a disposizione di pochi il Centro Risorse di Genere promuove, a partire da aprile, il "Laboratorio di tecniche di presa di parla pubblica" e il "Laboratorio di lingua italiana per giovani donne".

Il "Laboratorio di tecniche di presa di parola pubblica" della durata complessiva di 8 ore, è strutturato in due incontri, il 12 e il 15 aprile, dalle 14 alle 18. L'efficacia del discorso non dipende da doti innate ed ineffabili, ma si appoggia su una serie di strategie e tecniche di organizzazione del discorso, per persuadere, manipolare, convincere e sedurre. Conoscere queste tecniche consente di muoversi con consapevoleza nell'universo della parola. Costruire un discorso pubblico chiaro o sfruttare gli elementi della retorica per argomentare con convinzione le proprie idee partigiane sono azioni possibili solo se si conoscono la varietà della lingua e dei suoi registri, i generi testuali e la forza pragmatica degli enunciati.
Visti gli obiettivi del corso per la partecipazione è necessaria una buona competenza della lingua italiana o per le non madrelingua un livello di scolarizzazione corrispondente alla scuola superiore.

"Lingua italiana per giovani donne" è un progetto per empowement delle donne migranti, di fronte alle complesse scelte di vita e di lavoro. La conoscenza della lingua italiana è un elemento imprescindibile per l'inclusione sociale di uomini e donne. Imparare una lingua significa le parole e la grammatica, ma non solo: altrettanto fondamentale è apprendere le norme sociali e culturali, per informarsi, per costruire una relazione, per chiedere o dare un consiglio. L'età, il genere, il titolo di studio, la lingua madre, l'ambiente in cui viviamo o il lavoro definiscono, mutano e aggiornano i nostri bisogni lingustici.

Il laboratorio è aperto a giovani donne migranti che hanno una conoscenza minima (o nessuna conoscenza) della lingua italiana, momenti per iniziare un percorso di apprendimento della lingua e una riflessione sulla società italiana. Il corso è strutturato in 20 lezioni, di cui 12 di project work, per un totale di 60 ore. Le lezioni si terranno nei mesi di aprile e maggio, indicativamente dalle 9 alle 13.

Per informazioni ed iscrizioni è possibile rivolgersi direttamente al Centro Documentazione Donne di Bologna in Via del Piombo 7 o telefonare ai numeri 051/429.94.11-17.

Entrambi i corsi sono gratuiti e al termine rilasciano un attestato di partecipazione

23 feb 2010

Lettera di Luciana Tufani sulla morte di Sahid Belamel

Questa è una lettera che ho mandato al quotidiano La Nuova ferrara e che è stata pubblicato come articolo domencia 22 febbraio. Se ho scritto solo sabato 21 è perché non leggo i quotidiani né ferraresi né nazionali, tranne che in poche occasioni, e ho letto per caso La Nuova con la notizia allucinante della morte di Sahid Belamel.

Sulla morte per assideramento del giovane Sahid Belamel vorrei condividere alcune considerazioni. Non voglio accanirmi contro gli automobilisti che non gli hanno prestato soccorso accusandoli di essere i soli responsabili di questa terribile e inquietante vicenda. Non sono del tutto convinta che le loro motivazioni siano da attribuire a razzismo e a uno spaventoso cinismo. Razzismo non credo, perché al buio è difficile distinguere una persona dall’altra, piuttosto, forse, omofobia perché avrebbero potuto pensare a un attacco dopo un incontro sessuale. Penso però che la spiegazione sia più complessa e credo di capire che il loro comportamento sia riconducibile in buona parte alla paura. Che può cogliere chi improvvisamente, in piena notte, si trova di fronte a una situazione imprevista che richiede coraggio e senso di responsabilità: si tratta di valutare se comporta dei rischi o se richiede un coinvolgimento troppo impegnativo. Cerco di immedesimarmi nei mancati soccorritori che avrebbero potuto pensare di trovarsi aggrediti da chi, forse ancora nei paraggi, avrebbe potuto aver ridotto il ragazzo in quello stato, oppure avrebbero temuto di non essere in grado di soccorrere una persona che poteva morire tra le loro braccia. Assolutamente ingiustificabile invece non aver avvisato il pronto soccorso e non riesco a immaginarne un possibile motivo.
Che la paura sia alla base di ogni intolleranza è troppo noto perché mi addentri in un discorso su questo fatto. Sottolineo però che se in questi anni l’intolleranza è salita a livelli, questi sì, intollerabili è perché sono state alimentate ad arte le paure inconsce della popolazione che si sente autorizzata a esternare i pensieri più biechi e sempre più spesso a passare dalle parole ai fatti. Hanno incominciato i politici di centro destra che avevano più interesse a puntare sul tema della sicurezza, purtroppo quelli di sinistra sono caduti nella trappola e hanno voluto dimostrare di non essere da meno, in seguito, come se non bastasse, hanno ceduto alle ricattatorie richieste, economiche e politiche, di una chiesa sempre più intollerante e reazionaria. Pesanti colpe vanno perciò alla nostra classe politica e alle gerarchie ecclesiastiche per questo clima ormai irrespirabile ma anche a certo giornalismo irresponsabile che ha fomentato con i suoi articoli gli odi e le paure.
Che fare ora? Non so, temo sia ormai troppo tardi per un’inversione di tendenza.
Per questo episodio specifico, visto che le telecamere hanno ripreso le macchine che non si sono fermate a soccorrere Sahid Belamel, si dovrebbero rintracciare i conducenti e processarli per omissione di soccorso. Non che io chieda una condanna, non servirebbe a ridare la vita a Sahid. Da atea e da persona civilizzata sono contraria a qualsiasi forma di “pena” e mi augurerei che dopo centinaia di anni da quando è stata scritta la Bibbia si abbandonasse non solo l’uso ma anche il concetto di “occhio per occhio, dente per dente”. Un processo potrebbe però servire, forse, a dare il tempo e l’occasione ai processati di riflettere sui loro comportamenti e magari, chissà, ad arrivare a capirne anche le cause.
Luciana Tufani
.

4 feb 2010

DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER

Il Collettivo Pachamama presenta:

DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER

LUNEDI' 8 FEBBRAIO ORE 20.30
presso il Centro Documentazione Donna in via Terranuova 12/B Ferrara

Incontro testimonianza con la Dott.ssa Bridget Yorgure,
Rappresentante MOSOP - ITALIA
Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni del Delta del Niger - Nigeria,
che ci parlerà della lotta del popolo Ogoni.
DURANTE LA SERATA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO
"DELTA FORCE" girato da Ken Saro-Wiwa, un grande poeta africano.

Il movimento per la sopravvivenza del Popolo Ogoni in Italia e l'Associazione di donne nigeriane "Nigerian Women CulturalPromotion", il circolo San Francesco d'Assisi, il Comune di Rovigo, hanno deciso di sostenere la costruzione e la crescita di una scuola in Nigeria.Durante la serata saranno a dispozione dei partecipanti un banchetto allestito con diversi oggetti africani, magliette del MOSOP, libri di Ken Saro-Wiwa tradotti in lingua italiana, il calendario 2010 della mondialità.
Il ricavato andrà a sostenere la costruzione di una scuola sul delta del Niger in Nigeria, la "Albright Primary School and College", per oltre 600 bambini e bambine che sono orfani o vengono da famiglie cosi povere che non sono in grado di pagare, in un sistema scolastico nazionale di tipo privato, né le rette né il corredo che vengono richiesti dalle scuole private.

2 feb 2010

*DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER*

Il Collettivo Pachamama presenta:

DAL DELTA DEL PO AL DELTA DEL NIGER*

LUNEDI' 8 FEBBRAIO ORE 20.30
presso il Centro Documentazione Donna
in via Terranuova 12/B Ferrara
Incontro testimonianza 
 con la Dott.ssa Bridget Yorgure,

Rappresentante MOSOP - ITALIA *
*Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni del Delta del Niger
-
Nigeria,che ci parlerà della lotta del popolo Ogoni.
DURANTE LA SERATA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "DELTA FORCE" girato da Ken Saro-Wiwa,
un grande poeta africano.
Il movimento per la sopravvivenza del Popolo Ogoni in Italia e
l'Associazione di donne nigeriane "Nigerian Women Cultural
Promotion", il circolo San Francesco d'Assisi, il Comune di Rovigo,
hanno deciso di sostenere la costruzione e la crescita di una scuola in
Nigeria. Durante la serata saranno a dispozione dei partecipanti un banchetto
allestito con diversi oggetti africani, magliette del MOSOP, libri di
KeN Saro-Wiwa tradotti in lingua italiana, il calendario 2010 della
mondialità.
Il ricavato andrà a sostenere la costruzione di una scuola sul
delta del Niger in Nigeria, la "Albright Primary School and College", per
oltre 600 bambini e bambine che sono orfani o vengono da famiglie cosi povere
che non sono in grado di pagare, in un sistema scolastico nazionale di tipo
privato,né le rette né il corredo che vengono richiesti dalle scuole private.

1 dic 2009

campagna di boicottaggio

Il 23 novembre abbiamo lanciato una provocazione, distribuendo questo volantino che parla del corpo delle donne


.


Ogni giorno veniamo bombardate da immagini, in televisione, sui giornali, su internet, per strada, che strumentalizzano l'immagine delle donne, proponendo un modello che assolutamente non trova riscontro nella nostra bellezza.
La provocazione del volantino è stata raccolta in pieno, in diverse avete chiesto perchè non facciamo una campagna con adesivi da appiccicare ogni volta che ci sentiamo offese, ogni volta che seni e sederi sono strumentalizzati per farci comperare qualcosa o per vendere agli uomini, o in ogni caso ci fanno sentire inadeguate.
Iniziamo oggi una campagna sul blog per segnalare le offese che riceviamo, per boicottare i prodotti per le donne che distruggono la nostra autostima, che ci trattano come pezzi da macelleria, che insultano la nostra intelligenza e la nostra sensibilità.
Collaboriamo per ribellarci a questa violenza quotidiana che dalla televisione e dalle pubblicità parte e finisce per restituire un'immagine che vuole le donne ancora sottomesse.


Le segnalazioni possono essere fatte nei commenti o all'indirizzo pachamama.ferrara@hotmail.it, noi le pubblicheremo sul blog.
Le pubblicità segnalate sono raggruppate sotto l'etichetta "boicottaggio"


la violenza da sole la subiamo,
assieme la combattiamo


guarda tutte le pubblicità


6 nov 2009

rassegna web

Violenza sessuale e assenza di diritti umani e di liberta' fondamentali: Le Donne di Guinea di Maria Melania Barone

CONAKRY - Un appello apparso su Facebook e colto da Le Monde rivela il degrado culturale e civile della Guinea. Un prezzo altissimo che, in una regione cosi' arretrata, e' pagato principalmente dalle donne. Una lettera d'aiuto e' stata recapitata alla redazone di Le Monde e a numerose altre associazioni europee di volontariato al fine di far emergere la tragedia delle donne di Guinea, violentate in pieno giorno, penetrate nelle parti intime da fucili e uccise in un modo efferatissimo mentre si trovavano a protestare per le candidatura alla Presidenza della Repubblica di questa regione africana.
Era il 28 Settembre quando a Conakry, la capitale della Guinea, la popolazione protestava contro la dittatura militare per un pacifico ritorno alla vita costituzionale. La violenza e stata compiuta dall'esercito sotto gli occhi dell'esercito stesso e di quanti assistevano alla manifestazione. Secondo i volontari della societa' civile, la repressione sarebbe un chiaro segnale della volonta' del CNDD, il Consiglio nazionale di Democrazia e Sviluppo, di voler terrorizzare e sottomettere con la violenza quanti manifestano per un cambiamento politico.
Le donne stuprate ed umiliate non hanno voluto nemmeno recarsi presso gli ospedali perche' rischiano di essere fucilate, cosi' quelle poche donne che potevano permetterselo, sono andate a medicare in Senegal le ferite della repressione.

I volontari, fanno presente che dal 23 Dicembre 2008, il Forum delle Forze Vive della Guinea ha intrapreso tutte le pratiche pacifiche possibili alle quali e' stato risposto con diffidenza e con disprezzo. Questa e' la regione per cui hanno adesso intenzione di chiedere aiuto all'Europa. In questa regione africana le liberta' fondamentali sono state abolite ed anche i media rispondono ad un preciso programma dittatoriale. A questo punto il Forum delle Forze Vive della Guinea si e' proposto di mostrare all'opinione pubblica la posta in gioco delle prossime elezioni ed in particolare della candidatura di Cellou Dalein Diallo, candidato alle presidenziali e leader dell'Unione delle forze democratiche di Guinea.

Doveva essere una manifestazione pacifica ma, dapprima il saccheggio delle abitazioni dei leader politici del Forum di resistenza e poi la violenza sulle donne presenti alla manifestazione, hanno trasformato la manifesazione in un atto di guerriglia vera e propria.

Secondo i volontari della resistenza il massacro sarebbe avvenuto ad opera del capitano Moussa Dadis Camara, capo della giunta, il Generale Sekòuba Konatè, Ministro della difesa ed il Comandante Moussa Keita Segretario permanente della giunta. Questi personaggi, detentori del potere politico e militare, hanno tutta l'intenzione di ostacolare quanti vogliono la costituzione e mantenere la guerra civile. I volontari della resistenza non hanno chinato il capo ed anzi hanno cominciato una vera e propria battaglia mediatica chiedendo l'aiuto dei paesi stranieri e della stampa estera.

Ricordando non soltanto l'ultimo brutale evento, ma tutti i morti e i feriti che l'esercito della Guinea ha causato negli ultimi 10 anni, Amnesty International ha formulato all'inizio di Ottobre una petizione al fine di ottenere una commissione internazionale d'inchiesta sulle brutalita' del governo della Guinea.
16/10/2009 - dazebao.org


fonte

Storie di resistenza

11 novembre ore 21.00

Istituto di Storia Contemporanea

Vicolo Santo Spirito, 11
Ferrara



In occasione del passaggio a Bologna della marcia mondiale

per la pace e la non violenza



proiezione del DVD

UNA FORZA PIÙ POTENTE



versione italiana di un DVD USA che raccoglie 6 casi storici di resistenza nonviolenta nel XX secolo: la resistenza della Danimarca al nazismo, la marcia del sale di Gandhi in India, un esempio di lotta nonviolenta contro l'apartheid negli Stati Uniti, e ancora esperienze in Cile, Sudafrica e Polonia.



Ai docenti presenti verrà consegnata copia del DVD

9 ott 2009

Violenza sessuale: l'opuscolo informativo della Casa delle Donne

immagine opuscolo

"Prevenzione e intervento sul maltrattamento e sulla violenza sessuale" è il titolo dell'opuscolo informativo redatto e diffuso dalla Casa delle Donne di Bologna, rivolto in particolare ai professionisti del diritto. Obbiettivo dell'iniziativa è quello di fornire strumenti di lettura e di comprensione di un fenomeno che purtroppo non ha mai smesso di essere tragicamente attuale.

L'opuscolo redatto da tre avvocate del Foro Bolognese che da anni collaborano con la Casa delle Donne - Nadia del Frate, Elena Tasca e Susanna Zaccaria - non affronta soltanto il problema della violenza contro le donne ma spazia anche all'impatto che il fenomeno ha sui minori. La prima parte del documento - di carattere più spiccatamente divulgativo - distingue le varie forme di violenza esercitate su donne e minori, citando le statistiche a riguardo e analizza le ripercussioni della violenza subita nella costruzione e nella conduzione delle relazioni personali. Si passa poi ad una seconda parte in cui il tema viene trattato da un punto di vista più prettamente legislativo, nella quale vengono analizzati gli strumenti legali con cui è possibile intervenire sul piano legale per contrastare il fenomeno e proteggere le vittime.

Se si considera che secondo recenti studi Istat le donne non denunciano quasi mai le violenze subite, per la paura e la vergogna, e che troppo spesso all'incubo dell'abuso si aggiunge quello della solitudine e dell'isolamento sociale, si comprende bene l'urgenza di dotare i professionisti di ogni strumento di analisi e di azione in materia.
L'opuscolo redatto dalla Casa delle Donne si presenta dunque come uno strumento utile a diffondere prima di tutto tra i legali, secondariamente tra gli operatori e i cittadini una maggiore consapevolezza del fenomeno e una più approfondita conoscenza degli strumenti con cui combatterlo.
L’opuscolo verrà distribuito in 4000 copie, per posta, agli avvocati e alle avvocate iscritti all’Ordine forense di Bologna ma sarà possibile richiederlo presso l’Ufficio Promozione della Casa delle donne e scaricare la versione in formato digitale sul sito www.casadonne.it.

Per informazioni:
Casa delle donne per non subire violenza Onlus
e-mail: info.casadonne@women.it
tel.: 051/33.31.73

Discriminazioni: la Rete Regionale e una piccola Guida per difendersi

Logo della Rete regionale

Le cronache riportano spesso casi in cui caratteristiche come il colore della pelle, l'omosessualità o la disabilità diventano ragioni per un differente trattamento e per l'impossibilità di qualcuno ad accedere a servizi e risorse. Per fare luce sull'argomento e chiarire le possibilità di azione, la Regione Emilia Romagna in collaborazione con il Comune di Modena ha redatto una piccola guida contro le discriminazioni.

La piccola Guida Contro le Discriminazioni redatta dalla Regione prende avvio dalla definizione di discriminazione quale ogni azione ed ogni omissione che comporti un trattamento non paritario di una o più persone in virtù dell'appartenenza ad un determinato gruppo sociale e che impedisca al discriminato di fruire di risorse economiche e sociali, di un servizio o di un'opportunità come gli altri. Ciò che spesso non si tiene in debito conto ma che la Guida puntualizza in modo efficace è che I comportamenti discriminatori non sono solo pratiche da condannare sul piano etico ma che esse rappresentano atti punibili dalla legge. Per avvalersi delle tutele previste dalla legislazione in materia occorre però distinguere tra le diverse forme di discriminazione e provare che il torto subito sia riconducibile esclusivamente a quei fattori discriminatori - riconosciuti dalla legge - come il genere, l’origine etnica, il credo (opinioni, fede, religione), l’orientamento sessuale, l’età, la disabilità fisica o psichica. Il testo precisa anche che quando la discriminazione si aggiunge ad un comportamento che ha lo scopo o la conseguenza di ledere la dignità di una persona si arriva a parlare di molestia discriminatoria, atto anch'esso punibile dalla legislazione specifica.
La guida non si limita a elencare e distinguere le varie forme di disabilità, ma affronta anche la questione dei conflitti relazionali che spesso accompagnano atti di questo genere, e che contribuiscono a complicare ulteriormente il quadro d'azione e le possibili risposte giuridiche ad esso riferibili.

La Guida è un'iniziativa che si inserisce nella più ampia azione della "Rete Regionale contro le discriminazioni” costituita da enti locali, associazioni ed organizzazioni di tutto il territorio che offrono un luogo di accoglienza, sostegno, orientamento e supporto verso le persone che hanno subito una discriminazione. In ogni provincia esistono nodi della Rete con funzioni di assistenza o di sola informazione agli utenti.
A Bologna sono presenti diversi nodi, dislocati in città o nei Comuni dell'interland, affidati a enti locali e associazioni, che focalizzano la propria attenzione e le proprie azioni anche in base a tematiche specifiche. Per orientarsi nella Rete antidiscriminazione del capoluogo è possibile contattare il Servizio Politiche sociali e per la salute Osservatorio delle Immigrazioni (tel. 051/65.98.992, e-mail: raffaele.lelleri@provincia.bologna.it)

Per informazioni:
Numero Verde della Rete Regionale - 800/66.22.00
www.regione.emilia-romagna.it/antidiscriminazioni

AllegatoDimensione
GuidaControLediscriminazione.pdf179.23 KB

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