Siamo un gruppo di donne: amiche, colleghe, mamme... Da tempo mettiamo le nostre esperienze di solidarietà femminile in comune, ne parliamo, riflettiamo, e pensiamo che molte donne costruiscano, nella vita di tutti i giorni, una silenziosa ma potente rete di affetti, di aiuti, di sostegno. Alcune di noi vengono da altre esperienze o vi sono tuttora coinvolte (Comitato per la pace Spartacus, Collettivo Echidna, Mamme per la Pace...), altre si sono semplicente unite confluendo il loro apporto personale di donne attente alla realtà che ci circonda e con la volontà di "uscire dal silenzio". Abbiamo pensato di costituire un gruppo, il Collettivo Pacha Mama, per cercare di essere un punto di riferimento e di scambio di esperienze per chiunque si senta sensibile alla lotta e alla solidarietà femminili.

AVVISO


Ciao a tutt*, è stata ripristinata la mail vecchia:

pachamama.ferrara@hotmail.it

ci auguriamo che non venga bloccata mai più

sezioni

4 feb 2008

Lapidazione per adulterio

da corriere.it del 4 febbraio 2008

La sentEnza confermata dalla Corte Suprema

Iran, 2 sorelle condannate per adulterio

Le giovani Zohreh e Azar denunciate dal marito della prima che, per gelosia, aveva spiato la moglie

TEHERAN - Saranno sepolte fino alle ascelle e colpite da pietre che non devono essere abbastanza grandi da provocare la morte immediata: è questo il destino che attende due sorelle iraniane, Zohreh e Azar (i cognomi non sono stati resi noti) condannate a morte per adulterio. La Corte suprema, scrive il quotidiano riformista Etemad, ha confermato la sentenza, che potrebbe quindi essere eseguita in ogni momento. Zohreh e Azar, rispettivamente di 28 e 27 anni, sono entrambe sposate, e vivono a Shahriar, un sobborgo vicino Teheran. Secondo il loro avvocato, Jabar Solati, le due donne sono state condannate senza prove, con una sentenza basata esclusivamente sulla «sapienza del giudice», un principio stabilito dalla legge islamica, che dà un amplissimo potere discrezionale all'autorità giudicante.

STOP ALLE LAPIDAZIONI - Dal 2002 il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha ordinato la sospensione del supplizio della lapidazione, previsto in particolare per l'adulterio, ma ciò non ha impedito che almeno una persona sia stata messa a morte in questo modo, secondo quanto annunciato dalle autorità. Alcune organizzazioni per i diritti umani affermano che altri supplizi uguali sono avvenuti.

SPIATE DAI MARITI - Zohreh e Azar, ha sottolineato l'avvocato Solati, erano state denunciate dal marito della prima, che, spinto dalla gelosia, aveva nascosto una telecamera nell'abitazione in cui viveva con la moglie per filmarla quando lui era assente. Era emerso che le due sorelle avevano ricevuto degli uomini, e per questo erano state condannate a 99 frustate per «relazioni illegali». Sei mesi dopo essere state sottoposte alla punizione corporale, sono state convocate davanti ad un'altra Corte, che le ha riconosciute colpevoli di adulterio.

MASSACRATO A COLPI DI PIETRA - L'unica lapidazione ammessa ufficialmente dalle autorità dal 2002 è stata quella di un uomo, Jafar Kiani, massacrato a colpi di pietra nel luglio del 2007 vicino Qazvin dopo essere stato tenuto in prigione per 11 anni. La sua colpa, avere lasciato la moglie per convivere con un'altra donna, dalla quale ha avuto figli. La sua compagna, Mokarraneh Ebrahimi, anche lei sposata, è stata condannata allo stesso supplizio, sebbene per il momento l'esecuzione sia stata sospesa.


04 febbraio 2008

Rianimazione del feto

Da Repubblica.it del 4 febbraio2008



Emma Bonino invita i colleghi a non rincorrere un'agenda fissata da altri

Volonté (Udc) e Pedrizzi (An) critici sulle parole del ministro Turco

E' scontro sulla rianimazione del feto
si infiamma la polemica sulla 194

E' scontro sulla rianimazione del feto
si infiamma la polemica sulla 194" width="230">
ROMA - Continua a suscitare polemiche il documento dei ginecologi delle università romane sulla rianimazione dei feti anche senza il consenso della madre. E all'indomani dell'ennesimo intervento del Papa in difesa della vita "sia prima della nascita che nella sua fase terminale", il mondo politico torna a dividersi.

Il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino non entra nel merito delle dichiarazioni del Papa, ma invita la politica a non "rincorrere le agende dettate da altri". E il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini prende posizione contro un uso ideologico del progresso della scienza: "Credo che una persona seria dovrebbe sempre tener conto degli avanzamenti della medicina e questo si può fare se non vengono usati questi temi in modo ideologico e strumentale. Sono convinta che quando un neonato è vitale, debba godere di un diritto autonomo. La deontologia medica, quindi, deve indurre medici e ginecologi a intervenire in sua salvezza".

Di attacco alla legge sull'aborto parla esplicitamente Silvana Mura, parlamentare dell'Italia dei valori: "L'ennesima polemica politica che si scatena sul tema dell'aborto e sulla legge 194 dimostra che c'è, almeno a parole, un consistente numero di forze politiche che ritengono si debba procedere a una revisione in senso restrittivo della legge sull'interruzione di gravidanza. Qualora si andasse alle elezioni a breve, le stesse forze politiche che hanno sostenuto con forza la modifica della legge 194 dovrebbero avere il coraggio e l'onestà di inserire questo tema nelle priorità del loro programma elettorale e chiedere agli elettori di pronunciarsi con il voto su questo".Sempre all'interno della maggioranza ma sul versante cattolico, la senatrice del Pd Paola Binetti definisce "quasi sorprendente che occorra un incontro dei direttori delle cliniche ostetriche e ginecologiche delle università romane per ristabilire quello che sembrava un diritto già acquisito anche a norma della legge 194, che dice che quando un bambino nasce vivo occorre rianimarlo per garantirgli le migliori condizioni per vivere. Evidentemente c'era bisogno di riaffermare con insistenza questo principio perché non si desse adito a nessun dubbio".

"Chi nasce è un cittadino: i cittadini sono tutti uguali in Italia o si vuole abrogare la Costituzione?" è la provocazione del capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonté, che commenta l'intervista al ministro della Salute, Livia Turco, pubblicata oggi da Repubblica. "La 'crudeltà insensata' di cui parla Livia Turco, quella della vita di un bambino contro la volontà della madre", spiega Volonté, "è la dimostrazione evidente della incapacità totale e della scarsa serenità del ministro della Salute di rispettare la legge 194 e la Costituzione". La crudeltà, conclude Volonté, "è quella dell'omicidio verso i piccoli cittadini bisognosi d'aiuto, una discriminazione inaccettabile per la civiltà della nazione".

Intanto sono immediati gli effetti del documento firmato dai primari ginecologi: da domani, ha dichiarato Giovanni Scambia, direttore del dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita nascente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, un feto di 22 settimane che viene alla luce a seguito di un aborto terapeutico "sarà comunque rianimato, indipendentemente dal parere dei genitori". "Questo è il significato che diamo noi al documento" ha precisato Scambia, tra i medici firmatari del documento. E stamane volontari pro life dell'associazione papa Giovanni XXIII hanno pregato all'ingresso del policlinico di Modena, nell'ora in cui si praticano gli aborti e lo stesso avverrà domani mattina davanti all'ospedale Infermi di Rimini.

(4 febbraio 2008)

3 feb 2008

Ultime dal papa

Repubblica.it 3 febbraio 2008

Appello di Benedetto XVI in occasione della Giornata per la Vita
Ieri il documento delle università romane in difesa del feto

Il Papa: "La vita va difesa
anche prima della nascita"

CITTA' DEL VATICANO - La vita deve essere essere "tutelata" e "servita" sempre, "ancora più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale". Lo ha riaffermato oggi Papa Benedetto XVI, prima della preghiera dell'Angelus in Piazza San Pietro.

Il nuovo appello di Ratzinger contro l'aborto e l'eutanasia prende spunto dalla "Giornata per la Vita", promossa dalla Conferenza episcopale italiana, che si celebra oggi in tutte le parrocchie del Paese. E arriva il giorno dopo il documento di quatto ospedali degli atenei romani favorevoli a tentare di tenere in vita il feto dopo un'interruzione di gravidanza anche contro la volontà della donna.

"Ognuno, secondo le proprie possibilità professionalità e competenze - ha detto il Pontefice - si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto. E' infatti impegno di tutti accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale".

"Mi unisco ai vescovi italiani - ha detto ancora il Papa - nell'incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione, assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà".
Il Papa ha anche ricordato la difficile situazione internazionale chiedendo pace per il Kenya e
auspicando che "gli sforzi di mediazione attualmente in atto possano avere successo e condurre, grazie alla buona volontà e alla collaborazione di tutti, ad una rapida soluzione del conflitto, che ha già provocato troppe vittime".

Benedetto XVI ha anche rivolto la sua preghiera all'Iraq sconvolto dai recenti attentati: "Elevo di nuovo la mia voce in favore di quella popolazione duramente provata e per essa invoco la pace di Dio". E agli ostaggi in Colombia, chiedendo che la loro sofferenza termini. "Non smetto di elevare ferventi suppliche a Dio per la Colombia - ha detto - dove da diverso tempo molti figli e figlie di questo amato Paese patiscono l'estorsione, il sequestro la perdita violenta dei propri cari". "Chiedo al Signore - ha aggiunto - che termini immediatamente questa sofferenza inumana e si trovino le strade della riconciliazione, del rispetto reciproco e della concordia sincera, ritornando così la fraternità e la solidarietà che sono le basi solide per ottenere il giusto progresso e costruire una pace stabile".

(3 febbraio 2008)

Riunione 5 febbraio

Convocata riunione del Collettivo Pachamama
il 5 febbraio ore 21 a Ferrara.
All'ordine del giorno la manifestazione NO VAT
e altre iniziative.
Per info sull'indirizzo scrivere a
pachamama.ferrara@hotmail.it

2 feb 2008

Ru 486

Roma | 2 febbraio 2008 RAI NEWS24

Livia Turco: con la Ru486 non ci saranno 'aborti fai da te'
Livia Turco
Livia Turco

"La Ru486 e' una tecnica abortiva e deve prevedere per la donna lo stesso iter della legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Non e' una scorciatoia per aggirarla".

Lo afferma il ministro della salute Livia Turco in una intervista al Secolo XIX. La pillola, che sara' registrata anche in Italia tra poche settimane ( non e' tuttavia possibile affermare che sia il 19 febbraio prossimo la data per poter utilizzare la pillola) "si potra' somministrare solo negli ospedali".

"La donna che scegliera' la Ru486 per interrompere la gravidanza - ha aggiunto il ministro Turco - si comportera' esattamente come chi si avvale della legge 194. Ovvero andra' in consultorio o dal proprio ginecologo privato per avere il certificato previsto dalla legge; nel colloquio si fara' tra l'altro consigliare dal medico sulle controindicazioni della pillola abortiva e sui suoi aspetti positivi; poi avra' una settimana di tempo per riflettere e infine, in totale autonomia, andra' in ospedale dove potra' scegliere come abortire e lo fara' con tutte le cure mediche del caso".

In risposta di chi pensa che si possa instaurare una situazione fai-da-te il ministro precisa: "non voglio che l'aborto venga privatizzato". "E' giusto che questa tecnica abortiva chimica rientri nell'ala della legge 194".

"La legge - aggiunge - e' una tutela per la donna e in piu' la procedura per gli operatori della sanita' deve essere chiara e decifrabile. Io intendo difendere la 194 dagli attacchi che vengono sia da destra sia da sinistra. E' una legge saggia, la piu' monitorata in Italia che ha ridotto gli aborti del 60%".

Mosca-Uccisa durante un furto d'auto

Notizia publicata su Corriere.it il 2 febbraio 2008



AVEVA «PROTETTO» MOLTI FACOLTOSI RUSSI

Mosca: uccisa modella-guardia del corpo

Anna Loginova, 29 anni, è morta mentre tentava di sventare il furto del suo «Suv»

MOSCA - Anna Loginova, modella e famosa guardia del corpo russa è stata, è stata uccisa durante un tentativo di furto d'automobile alcuni giorni fa in una strada di Mosca. L'avvenente body-guard è stata

Anna Loginova nel suo servizio fotografico sulla rivista Maxim, edizione russa
trascinata per diversi metri incastrata nella portiera dell'auto ed è deceduta per le ferite riportate.
Anna Loginova , 29 anni, aveva lavorato come guardia del corpo per diversi russi molto facoltosi ed era divenuta famosa dopo aver posato in abiti succinti per una rivista. Sebbene la polizia sia convinta che la morte della giovane sia legata semplicemente al furto dell'automobile, c'è chi ha avanzato il sospetto che a uccidere la modella possa essere stato qualche suo facoltoso cliente infuriato per essere stato respinto. La Loginova, oltre a svolgere in prima persona il lavoro di body-guard, aveva alle sue dipendenze diverse altre ragazze, che aveva fatto addestrare per la stessa funzione da ex membri del KGB. La sua agenzia era specializzata nella protezione dei nuovi milionari russi, ormai costantemente nel mirino della malavita In Russia avere una body.guard donna è ormai una specie di status symbol. I neo-ricchi della ex-Unione Sovietica giustificano la loro preferenza per le guardie del corpo di sesso femminile, meglio se avvenenti, sostenendo che sono meno riconoscibili dai malintenzionati. La Longinova aveva già sventato una volta il furto della prorpia automobile, ma in questo caso la sua esperienza non è bastata.


02 febbraio 2008

Rianimazione dei feti

Da Repubblica.it (2 febbraio 2008)

Aborto, documento-shock

"Il feto dev'essere rianimato"

ROMA - "Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente". Così si legge in un documento congiunto, firmato dai direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane: La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Secondo i cattedratici, infatti, "con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all'assistenza sanitaria". Di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un'interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, "anche se la madre è contraria, perché prevale l'interesse del neonato".

Il documento è stato presentato al termine di un convegno, promosso dalle stesse cattedre, all'ospedale Fatebenefratelli di Roma, in occasione della Giornata della Vita. Plauso dal Comitato nazionale di Bioetica: "Nell'immediatezza della nascita - spiega Cinzia Caporale, biologa e membro del Comitato - il medico deve agire in scienza e coscienza sull'opzione di rianimare, indipendentemente dai genitori, a meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico".

Nel documento, il caso degli aborti dopo la 22esima settimana non viene esplicitamente citato, ma la presa di posizione dei direttori di cattedra ricalca le preoccupazioni già espresse dai vescovi italiani riguardo ai casi di interruzione volontaria di gravidanza dopo il quarto mese, quando cioè le moderne tecniche di rianimazione consentirebbero di mantenere in vita il feto.

"L'attività rianimatoria esercitata alla nascita - si legge nel testo - dà il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e delle possibilità di sopravvivenza, e permette di discutere il caso con il personale dell'Unità ed i genitori". Tuttavia, concludono i firmatari, "se ci si rendesse conto dell'inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare a ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico".
Il medico, quindi, come precisa Caporale, deve rianimare sempre. Nell'ipotesi in cui il feto sopravviva all'aborto "non ritengo necessario chiedere il consenso della madre - sottolinea il membro del Comitato nazionale di bioetica - in questo caso infatti si esercita un'opzione di garanzia con cui si tutela un individuo vulnerabile e fragile, qual è il neonato, in una fase in cui non si hanno certezze cliniche. Secondo me - aggiunge la biologa - si può presumere lo stato di abbandono giuridico del neonato da parte della madre, che ovviamente può tornare indietro sulla sua decisione".

"Non si può decidere di assistere un neonato solo in base alla settimana di gravidanza - spiega Domenico Arduini, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica di Tor Vergata - ma in base alla patologia della madre e del figlio. Un bambino nato alla 21esima settimana non sopravvive, ma già a partire dalla 22esima ha tra il 14 e il 26% di possibilità". Salgono le aspettative di vita dalla 23esima settimana: "Al primo giorno le probabilità oscillano tra il 30 e il 47% - dice Giuseppe Noia, docente di Medicina prenatale alla Cattolica - oggi rispetto a dieci anni di fa migliorano le aspettative di sopravvivenza, ma il problema della scelta dell'assistenza è sul futuro del neonato e un'eventuale disabilità. Alcuni genitori preferiscono addirittura che i loro bimbi non vengano assistiti".

(2 febbraio 2008)

1 feb 2008

Donne kamikaze con sindrome di down

Notizia inserita il 1/2/2008 su estense.com

Lo riferisce l'Esercito

Donne kamikaze a Baghdad: è strage. Erano disabili

Baghdad. Un duplice attentato suicida oggi a Baghdad fa una strage: 73 i morti e centinaia i feriti. Aspetto ancora più atroce: l'attacco è stato compiuto da due donne kamikaze, affette da disabilità mentale.Le due donne avevano, infatti, la sindrome di down. Imbottite di esplosivo, sono state fatte esplodere dai terroristi di al Qaeda con comandi a distanza in due diversi mercati di animali della capitale irachena. A riferirlo è stato un portavoce dell'Esercito, il generale Qassim al-Moussawi, secondo cui dopo gli attentati "sono stati trovati i telefoni cellulari usati come detonatori" dell'esplosivo che era addosso alle due donne.Nel primo attacco al mercato di animali di al-Ghazl, già colpito tre volte lo scorso anno, sono rimaste uccise 46 persone e almeno altre cento sono rimaste ferite. Circa venti minuti dopo, nella seconda esplosione in un mercato di uccelli esotici, in una zona a maggioranza sciita, sono morte 27 persone e altre 67 sono rimaste ferite. Quelli di oggi sono i più violenti attentati nella capitale da quello del 18 aprile scorso, quando un'autobomba provocò la morte di 116 persone e il ferimento di 145.


Originefonte

Assemblea 22 febbraio

Assemblea per socie, gruppi e simpatizzanti
Venerdì 22 febbraio 2008 ore 16
Centro Documentazione Donna
via Terranuova, 12 - Ferrara
O.d.g.
- attività 2008
- progetto "la stanza di Sherazade"
- approvazione bilancio 2007
- varie

Fuga da est

Pubblicato il 17 gennaio 2008

su D diRepubblica

Fuga da Est

di Concita De Gregorio

Avevo 12 anni, ero bella come una regina. Così dicevano gli uomini che mi hanno comprata

Il mio nome è Dalia. Se fossi nata fiore avrei voluto essere giallo: come il sole, come i campi d’estate davanti a casa mia. Quello che vi chiedo è di ascoltare la mia storia perché potrebbe essere la vostra. Non voglio compassione né pietà né aiuto: non mi servono, non servono a nessuno. Non serve niente dopo, serve prima. Perciò voglio solo chiedervi: avete una figlia di dodici anni? Conoscete una bambina di quell’età? Ricordate i vostri dodici anni? Ecco: quella sono io. Vi porto a casa mia, entrate. È questa: piccola sì, non c’è nemmeno l’acqua corrente e per andare in bagno bisogna uscire. Anche d’inverno quando c’è la neve: fa freddo ma ci si abitua. Anzi: mia nonna che adesso ha quasi novant’anni e una pelle di bambola dice che è il freddo a mantenerci così: lisci, sani. Il mio letto è quello con la stoffa a fiori. A voi che vivete nelle case di città sembrerà una baracca, lo so che le chiamate così le nostre case: baracche. È come quando ci guardate e ci dite: poveretti. Sono parole che non mi piacciono. Anche se sono dette con dispiacere, è proprio quello che non mi piace: la pena nello sguardo degli altri. La mia casa va bene così, è la mia casa. Quando ero molto piccola mi chiamavano regina. Mia nonna mi diceva: in questo angolo di mondo è nata una regina, sei bella come la prima stella della notte, sarai la nostra ricchezza. Io ero sicura che sarei stata una regina davvero prima o poi. Che sarebbe arrivato un re a portarmi via e che poi sarei tornata con una macchina bianca a prendere mia nonna e mia madre, i miei fratelli piccoli: li avrei portati tutti a palazzo.
Mio padre non lo so chi è, non c’è mai stato un uomo a casa nostra. Mia madre esce il pomeriggio, la vengono a prendere, va a lavorare nel paese vicino: torna la notte. È molto stanca, di mattina dorme. Aspetta un altro figlio, ne ha sette. I miei fratelli grandi sono partiti, in casa adesso siamo quattro. Sarai la nostra ricchezza. Era una frase bella ma non sapevo perché: pensavo che sarei stata ricca con la bellezza, con il re che sarebbe venuto a prendermi di certo. Poi ho compiuto dodici anni, l’età in cui si trova marito. Non avevo ancora il seno grande, non ero diventata una ragazza ma aspettavo: da un giorno all’altro succederà, mi diceva mia nonna. Per il mio compleanno abbiamo raccolto dei fiori, coi miei fratelli, e abbiamo cucinato una zuppa con la farina scura, buonissima. Io mi ero pizzicata le guance per farle diventare rosse come quelle delle bambole, delle signore. La nonna mi aveva intrecciato i capelli biondi in una corona sulla testa.
Gli uomini che venivano a prendere mia madre mi hanno vista così, ero proprio una regina. Hanno parlato tra loro e con mia nonna, mi guardavano e ridevano, poi sono andati via.

La mattina dopo la mamma piangeva. Mi ha detto solo: «È venuto il momento di partire, regina. Poi quando avrai abbastanza soldi ti potrai sposare». Così ero felice: avrei avuto i soldi per sposarmi. Dovevo solo trovare il re. La nonna mi ha venduta per ottocento dollari. Moltissimi, li ho visti: so quanti erano perché li hanno contati. Sono venuti quegli uomini e da una sacca scura hanno tirato fuori tanti soldi come non ne avevo visti mai. Hanno contato per un sacco di tempo, i miei fratelli sono venuti vicino e battevano le mani, sembrava una festa. Cosa avremmo fatto con tutti quei soldi, quelle banconote colorate? Saremmo partiti, avremmo comprato una casa in città, una macchina e una tv? Avremmo avuto una casa con l’ascensore? Però no, non volevo andare via da casa mia, non volevo una casa in città, ho chiesto nonna a cosa servono tutti questi soldi e lei mi ha detto: a vivere, a mangiare, li terrò io nascosti e una parte quando tornerai saranno per te. Perché, dove vado? Vai a lavorare, mi ha detto. Vai con questi uomini che ti daranno una casa più calda e un lavoro, non avere paura. Però io avevo paura, tanta. Ma la nonna era la nonna, la nonna decideva sempre per noi e io ero la sua regina. La sua ricchezza, ecco perché. Era per me che pagavano tanto. Così sono andata. Avevo dodici anni. Come vostra figlia a dodici anni, come voi al tempo della scuola. Il viaggio è stato lunghissimo. Nel posto dove siamo arrivati parlavano una lingua che non capivo. Non conoscevo nessuno. Mi hanno dato un letto in una stanza: la casa era più calda, sì, ma non era la mia. Entravano uomini a vedermi, parlavano di me con altri uomini. Sono passati i giorni. Dormivo, aspettavo. Alla fine quello coi baffi sottili mi ha detto alzati, partiamo. Sono partita in macchina con due sconosciuti, abbiamo attraversato una città e siamo arrivati al mare. Sono salita su una nave, sono arrivata in un altro posto, un’altra stanza, un altro letto. Non avevo niente con me, solo le mie scarpe e i miei vestiti: una borsa piccola. Anche un fiore secco, uno di quelli del mio compleanno.Non voglio parlare di quel posto dove sono stata né di quello che mi è successo. Non c’è niente da raccontare. Era uguale ogni giorno, orribile. La gente che entrava non la vedevo neanche in faccia, non ricordo nessuno. Solo odore di umidità, puzzo, sudore, mani, vestiti sporchi. Non voglio parlare. Dopo un po’ ho smesso di piangere perché se piangi, mi dicevano, nessuno ti vuole e ti buttiamo in mare. Ho avuto due figli, non so dove siano, li ho partoriti in casa li hanno portati via. Non so se erano maschi, femmine. Li ho sentiti uscire da me, piangere mentre li portavano fuori dalla stanza, non li ho visti. Un giorno uno degli uomini che veniva mi ha picchiata, era ubriaco, rideva, mi ha tagliato dappertutto con un piccolo coltello, rideva, alla fine mi ha aperto la faccia. Sentivo il sangue ma non dolore. Mi ha curata una donna che non parlava mai. Con il segno sulla faccia valevo di meno, non mi volevano più. È una cicatrice che sembra una corda in rilievo, arriva fino alla bocca. L’ho vista un giorno in un pezzo di specchio. Non sono più bella come la prima stella della notte, ho pensato solo. Non ho pianto. Ho pensato che forse sarei tornata a casa, se ero brutta. Così ho cominciato a tagliarmi da sola. Sulle braccia, sul petto, sulla pancia. Ho segni dappertutto adesso. Ma ho fatto bene, lo sapevo che dovevo fare così: diventare brutta e farmi buttare via. Mi hanno buttata via infatti. Un giorno mi hanno portata in un campo, pensavo che mi volessero ammazzare invece mi hanno solo fatta scendere. Vai, hanno detto. Era notte, c’era una strada senza luci. Ho sentito la macchina andare via, poi solo il rumore del mio cuore. Non so come, mi sono addormentata.

La mattina ho cominciato a camminare lungo la strada, è passato un camion, mi ha fatto salire. L’uomo mi ha portato a casa sua e mi ha tenuto lì molti giorni, pensavo che volesse tenermi come moglie ma non mi parlava mai. Veniva la sera, ripartiva la mattina. Ero sua moglie, ho pensato. Va bene, resto qui. Poi invece si è stancato. Mi ha detto vai. Mi ha dato la borsa coi miei vestiti e mi ha portato davanti a una chiesa. Così sono tornata a casa. Un prete, poi della gente in un ufficio, poi dei soldati, poi un ospedale, poi uno che parlava la mia lingua, poi - molto tempo dopo - un aereo enorme. A casa ci sono arrivata a piedi. Mi hanno lasciata al villaggio vicino ma io la strada me la ricordavo benissimo. L’ho vista subito, da lontano. Mio fratello quello più piccolo stava giocando fuori. Io l’ho riconosciuto, lui no. La nonna è morta. La mamma non torna da molte settimane, mi ha detto Eric che adesso è lui il capofamiglia: ha quattordici anni, il fratello nato quando io non c’ero ne ha dieci. Cos’hai fatto in faccia, mi ha chiesto. Niente, si è rotto un vetro. E sulle braccia? Niente, una malattia ma sono guarita. Mi sono stesa sul mio letto, la stoffa a fiori era la stessa. Eric mi ha detto che un giorno spostando delle pietre hanno trovato dei soldi: il tesoro della nonna. Così non abbiamo problemi a vivere, abbiamo i soldi per mangiare e poi lui lavora, adesso, per certi che costruiscono case. Quello che c’è ci basta, se vuoi restare, mi ha detto. Io sì che voglio restare. Non voglio parlare con nessuno di quello che è successo, voglio solo stare qui. Diventare vecchia come mia nonna, cucinare la zuppa quando c’è la farina. Non verrà un re, lo so. Per fortuna non verrà più nessuno. Mi chiamo Dalia, come un fiore. Ho ventitré anni, sono vecchia. Non avrò marito. Non ricordo più niente di prima. Non so. Non ho memoria di nulla. Non ho sorelle, solo maschi. Non ci sarà nessuno che verrà a portarli via. È una fortuna non avere figlie femmine. Le femmine sono una ricchezza, ma per poco. Vivono solo dodici anni.


Sezioni